A me le mani, please

di Andrea Tomasi

pubblicato su Mestieri d’Arte & Design. Crafts Culture n. 28 aprile - 2024

Le mani. Le sue le descrive come nervose, sempre in movimento, le dita lunghe, il palmo leggermente ingrossato dal tempo. «Di solito non sono particolarmente curate, ma per fortuna hanno pochi segni: qualche taglio, tracce delle bruciature della colla a caldo. A voler trovare un aggettivo le definirei dense, fatte per accarezzare oggetti e persone». E le mani sono il punto da cui Patrizia Ramacci, maestra eugubina dello stucco, inizia il suo racconto. Un inizio che coincide con una fine temporanea, l’ultimo progetto nato da un dolore personale e divenuto quasi una missione: racchiudere la memoria di grandi artigiani e artisti prendendo loro il calco delle mani, in un’ideale galleria di talento e sapienza dove ai volti si sostituiscono gli strumenti umani che trasformano un’idea in realtà.

Da una visione a un progetto a una missione. Patrizia Ramacci racchiude in un calco talento, sapienza e manualità. Raccogliendo le impronte delle mani di artisti e artigiani che creano oggetti destinati a durare nel tempo, realizza il sogno di renderli immortali.

«In un mondo di non cose, in cui siamo bombardati di notizie e stimoli che durano frammenti per lasciare il posto a qualcosa di fintamente nuovo, mi è sembrato necessario esaltare l’arte di coloro che creano oggetti destinati a restare, a essere usati e spostati nel tempo. L’idea mi è venuta grazie al ritrovamento del calco di una grottesca del Settecento nel quale erano impresse le impronte digitali degli artigiani che lo avevano realizzato: toccandole mi sembrava di percepire la loro presenza.

 

Le mani di Giancarlo e Daniele, padre e figlio, tornianti. I calchi in gesso dei due artigiani mostrano i segni lasciati nel tempo dalla riproduzione sapiente dei gesti. Foto Archivio Gypsea

 

Pian piano il progetto si è insinuato nella mia mente, ma è solo quando mio marito è morto all’improvviso che ho deciso di iniziare a raccogliere le mani dei grandi maestri affinché sopravvivessero a loro, cosa che purtroppo non ero riuscita a fare con lui. Nel giro di pochi anni ho dato vita a un archivio di circa un centinaio di mani che vanno dal più anziano maestro ceramista di Gubbio a Michelangelo Pistoletto, una sorta di totem laico della nostra comunità artigiana e artistica che ha saputo riunire intorno a sé diverse persone, tanto da dare vita a un’associazione per la promozione del sapere artigiano.»

C’è un concetto chiave che accompagna e guida Patrizia in questo percorso: la rarità. La sua è divenuta quasi un’urgenza di identificare maestri avanti con gli anni, spesso senza eredi, e in qualche modo renderli immortali attraverso il calco delle loro mani, un oggetto dietro al quale si nasconde poi una storia da narrare: cento mani, cento storie. «Succede sempre quando i maestri immergono le mani nello stampo, quando la materia le abbraccia per fissarle: iniziano a chiacchierare e vengono fuori pezzi di vita incredibili. Come quelli delle tante madri, ormai diventate nonne o addirittura bisnonne, che decenni fa impararono un mestiere per portare a casa i soldi per far studiare i loro figli. Il mio sogno, che ho già cominciato a seminare, è che da queste mani, da questi racconti, possa nascere un giorno un museo dedicato al saper fare. Un museo in movimento dove si possa lavorare e tramandare, per fare sì che certe abilità, certe competenze, non vadano perdute».

Per dare forma sferica ai monumenti della città di Gubbio, lo stucco viene adagiato in uno stampo curvo che segue la superficie della palla di vetro soffiato. Foto di Federico Minelli

 

Qui Patrizia torna indietro di 33 anni, quando giovane di belle speranze, fresca di diploma all’Istituto d’arte di Gubbio, decide di aprire una bottega assieme al fidanzato Vittorio – destinato a diventare poi suo marito – bottega che tuttora si chiama Gypsea, si trova davanti alla Fontana dei Matti e continua ad attrarre turisti ed esperti di tutto il mondo, punto di riferimento per gli stucchi d’arte, dai pannelli alle lampade, dalle cornici alla collezione Grand Tour di gemme e cammei. «Ero specializzata in restauro del legno, ma grazie a dei fondi della Comunità Europea potei partecipare a un corso di formazione in restauro dello stucco. Rimasi folgorata, una volta terminati gli studi feci il busto a Vittorio e da lì decisi di non tornare più indietro. Mi dovetti però scontrare con qualcosa di inatteso: sebbene l’Umbria fosse terra d’elezione per l’arte dello stucco, non vi erano più maestri viventi pronti a trasmettermi i trucchi del mestiere. Insomma, mi sono dovuta arrangiare per imparare e riportare in vita una tradizione largamente perduta. È per questa ragione che ho aderito con entusiasmo al progetto di Fondazione Cologni Una Scuola, un Lavoro: io e il mio gruppo di sorellanza, amiche e compagne che mi aiutano nel lavoro di tutti i giorni, siamo pronte a trasmettere a una giovane il nostro mestiere.»

 

Nel suo laboratorio, Patrizia Ramacci ha ridato vita all'antica arte dello stucco, interpretandola con tecniche contemporanee. Foto di Chris Ryan
Oltre a svelare e spiegare i tanti segreti dello stucco e del gesso, Patrizia condividerà anche una lezione di vita appresa in oltre trent’anni di carriera: «Bisogna saper gestire l’imprevisto, ricordandosi sempre che a tutto c’è una soluzione e che spesso, spessissimo, dalle situazioni inattese, complesse, nascono le intuizioni migliori. Faccio un esempio: anni fa, per ampliare la mia offerta natalizia, mi misi in testa di dipingere su delle palle di vetro soffiato delle vedute della mia città, qualcosa di artistico ma che esulava completamente dal mio mestiere. Dopo ore di lavoro, ne ruppi due consecutivamente. Accantonato lo sconforto, presi il tutto come un segnale che dovevo tornare a fare il mio lavoro e così provai a unire al vetro il gesso. Quelle palle con le sagome dei palazzi di Gubbio e di altre città sono oggi i miei oggetti più venduti.»

Credere di più nel proprio istinto, dare spazio al proprio sesto senso, è lo stesso consiglio che la Patrizia di oggi darebbe alla Patrizia del 1991. «Per molto tempo mi sono sentita quella inadeguata, quella che doveva sempre dimostrare qualcosa. Poi ho capito che era solo una questione di pazienza, che il riconoscimento sarebbe arrivato assieme alla conoscenza. Quello che è davvero importante è restare onesti con se stessi, non tradire i propri valori e la propria creatività. Continuare a sognare sentendosi un po’ invincibili, come è giusto che sia quando si hanno vent’anni.»

La Sfera Intorno a Gubbio è un vero e proprio abbraccio architettonico, che riproduce fedelmente i luoghi più amati della città. Foto di Federico Minelli

Andrea Tomasi

Andrea Tomasi

Laureato in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo a Bologna, inizia la sua carriera come critico cinematografico. Dopo aver lavorato come caporedattore per diversi settimanali, nel 2018 inizia la sua collaborazione con la Michelangelo Foundation per la realizzazione della prima edizione di “Homo Faber”. Dal 2020 dirige la “Homo Faber” Guide, una piattaforma online che consente di scoprire artigiani d’eccellenza in Europa e in altri Paesi extra-europei.

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