Botanica e poesia

di Stefania Montani

fotografie di Laura Ferrari

pubblicato su Mestieri d’Arte & Design. Crafts Culture n. 31 settembre - 2025

Difficile descrivere con parole lo stupore e l’ammirazione che si provano osservando le opere in cera d’api create da Paola Nizzoli Desiderato, maestra artigiana e artista di grande sensibilità, in grado di modellare e riprodurre al reale ogni prodotto della natura. Con risultati straordinari.

Nel suo laboratorio di Genova, sui tavoli da lavoro e negli scaffali, ci sono più di 50 tipi di cere, calchi in gomma, pigmenti naturali, pennelli, pentolini e prototipi. Nell’archivio circa 700 modelli da lei creati, tra pere, mele, uva, susine… Ognuno di essi con una scheda tecnica.

 

Nel laboratorio genovese di Paola Nizzoli Desiderato, la cera d’api diventa materia viva. Maestra artigiana di rara sensibilità, riproduce con precisione ogni frutto, fiore e alimento, trasformandoli in oggetti d’arte che celebrano la natura. Un sapere antico, recuperato con studio e dedizione, che oggi torna a incantare musei, collezionisti e mostre internazionali.

 

«La passione per quest’arte antica è scaturita improvvisa nel 2006 quando sono stata chiamata a Torino per tenere una conferenza sui fiori nella Storia dell’Arte, la mia materia», racconta Paola Nizzoli. «In quell’occasione ho visitato il Museo della Frutta e ho scoperto la straordinaria collezione pomologica in cera realizzata a metà Ottocento da Francesco Garnier Valletti, il più famoso e abile dei modellatori che ha riprodotto, con una mistura di cera, pece greca, alabastrino e cenere, centinaia di varietà di frutti, alcuni ormai estinti, a scopo di documentazione scientifica. È stato amore a prima vista: all’uscita ho acquistato tutti i libri sull’argomento esposti nel bookshop e, rientrata a Genova, ho iniziato a studiare e sperimentare. Mi sono dedicata alle tecniche dei grandi maestri ceroplasti, quali Susini e Calamai, i cui pezzi sono esposti alla Specola di Firenze».

 

Nizzoli-Nove-sfumature-©-Laura-Ferrari_5074

 

Studio, conoscenza dei materiali, sperimentazione, pazienza, perseveranza, estro e manualità. Sono i segreti di quest’arte inusuale che affonda le origini tra i bizantini, i greci, i romani, che se ne servivano prevalentemente per rappresentare i visi dei loro defunti. «Nella mia attività ho imparato che ogni cera vergine è diversa dalle altre, sia per consistenza che per colorazione. Quindi ogni processo creativo ha un suo percorso che può mutare in corso d’opera.» Ma come prende vita ogni frutto? Spiega Paola Nizzoli: «Il procedimento è inverso rispetto a quello scultoreo: in quel caso si parte dalla forma in cera, si fa un calco in gesso o gomma siliconica, successivamente si cola il bronzo al suo interno.

 

Nizzoli-Knokke-©-Laura-Ferrari_165

 

Nel mio lavoro, invece, creo l’impronta di un frutto rivestendolo con gesso o colla siliconica, poi tolgo delicatamente il frutto e riempio il calco con la cera. Una volta creati i calchi, la realizzazione dei modelli dipende dalla complessità dei frutti stessi: per esempio una mela richiede circa 5 ore di preparazione, il melograno aperto 2 o 3 giorni lavorativi, un grappolo d’uva anche 10 giorni. In quest’ultimo caso va tenuto presente che ogni acino viene modellato, dipinto con colori e velature, prima di essere collegato al graspo a sua volta formato da me con filo di ottone rivestito di carta gommata». Straordinarie sono anche le pesche dalla superficie vellutata che Paola riesce a ottenere grazie a un processo che prevede l’utilizzo della polvere di lana che conferisce alla superficie un effetto vellutato.

 

Nizzoli-Tutti-a-tavola!-©-Laura-Ferrari_5420

 

I successi accumulati in questi anni da Paola Nizzoli Desiderato non si contano: tra i più significativi, la sua riproduzione della Canestra di frutta del Caravaggio esposta nel 2010 alla GAM di Milano con un’istallazione dell’architetto Italo Rota. «Ho studiato per sei mesi quel quadro magnifico, tornavo ogni giorno alla Pinacoteca Ambrosiana per interiorizzare ogni dettaglio. In quel periodo continuavo a comperare frutta per studiarla: ne ho mangiato quintali», confessa ridendo.
Un’altra opera straordinaria creata dall’artista è la Piramide alimentare realizzata per il Museo Martinengo di Brescia in occasione di Expo 2015. Si tratta di un’opera alta 3 metri e formata da 1.927 pezzi, tra i quali pasta, carne, pesce, verdura, frutta, formaggi tutti realizzati in cera con l’aggiunta di specchi per consentire all’osservatore una visuale tridimensionale dal basso. «In questo caso si è trattato di una vera corsa contro il tempo perché la data stabilita per la consegna era vicinissima. Una vera sfida, per la quale ho lavorato anche 14 ore al giorno.»

 

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Un altro evento che le piace ricordare è la partecipazione all’allestimento della mostra al museo Stibbert «Conviti
e banchetti. L’arte di imbandire le mense». Per l’occasione, ha riprodotto in cera ogni tipo di cibo e di centrotavola, comprese le uova di Pasqua e i panettoni, creando un itinerario storico incentrato sulla trasformazione del design e della decorazione della tavola avvenuta nel corso di tre secoli, dal Cinquecento all’Ottocento. Aggirandosi nel suo studio, ci racconta un ultimo aneddoto che le è particolarmente caro e che fa capire come sia legata alla Natura. «Qualche anno fa, in maggio, sono entrata le mio studio – dove lascio sempre uno spiraglio di finestra aperto – e l’ho trovato invaso da uno sciame di api. Spaventata, ho chiamato i vigili del fuoco ma, trattandosi di una specie protetta, non potevano intervenire con una disinfestazione. Né io l’avrei voluto. Così ho chiesto consiglio a un amico apicoltore. La sua risposta mi ha sorpresa: mi ha spiegato che probabilmente si trattava di uno sciame in cerca di una nuova casa e che aveva scelto il mio studio per fare una sosta.

 

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Mi ha suggerito di chiudere la porta e tornare il giorno dopo. Il giorno seguente, le api erano sparite. Mi ha intenerito pensare che avessero scelto proprio il mio atelier per riposarsi prima di riprendere il volo».
Negli ultimi anni Paola Nizzoli Desiderato, sempre spinta dalla curiosità scientifica, ha realizzato anche figure umane studiando procedimenti e ingredienti per riprodurre gli effetti dell’incarnato. Con risultati davvero straordinari.

 

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Stefania Montani

Stefania Montani

Giornalista, ha pubblicato tre guide alle botteghe artigiane di Milano e una guida alle botteghe artigiane di Torino. Ha ricevuto il Premio Gabriele Lanfredini dalla Camera di Commercio di Milano per aver contribuito alla diffusione della cultura e della conoscenza dell'artigianato.

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