La tavola rappresenta da sempre molto più di un semplice spazio destinato al consumo del cibo: è luogo di incontro, dove si celebra un rito quotidiano che diventa simbolo di appartenenza culturale. In questo contesto, la ceramica
si è imposta non solo come materiale d’uso, ma come mezzo espressivo in grado di veicolare valori estetici, identitari e simbolici.
Celebrare la tavola attraverso la ceramica – come ci insegnano la produzione e le continue sperimentazioni di Antonietta Mazzotti Emaldi – significa riscoprire le connessioni tra forma e funzione, arte e vita.
Un viaggio attraverso cinquant’anni di maestria faentina: Antonietta Mazzotti Emaldi trasforma ogni creazione in un gesto di memoria e bellezza. Nella serra neogotica di Villa Emaldi, sede della sua attività, la maiolica diventa linguaggio identitario, evocando botanica, letteratura, mito e paesaggio.
Lungo la strada per Brisighella, nel cuore della campagna faentina, si trova Villa Emaldi, dove ha sede la sua manifattura di maioliche situata nella serra neogotica della Villa, inserita nello splendido giardino con piante secolari: è qui che nascono le brocche, i vasi, i piatti, le coppe, i centritavola e i vassoi disegnati da questa colta e raffinata signora della maiolica con all’attivo una carriera lunga oltre mezzo secolo.
Celebrare la tavola significa anche riconoscere nella materia modellata e decorata dalla maestra artigiana (insignita del titolo di MAM-Maestro d’Arte e Mestiere) non solo uno strumento d’uso, ma un veicolo di narrazione e identità. È il caso di Faience Garden: la collezione ideata nel 2024 rappresenta una studiata formula in equilibrio tra innovazione e tradizione, traendo ispirazione da un decoro inconfondibile e sempre attuale, con una lunga storia alle spalle. Conosciuto nell’arte faentina con il nome di Garofano, questo stile policromo viene concepito a Faenza nel Settecento presso la Manifattura Ferniani su imitazione delle porcellane giapponesi Imari o Kakiemon, e successivamente tradotto in porcellana dal genio di Gio Ponti nella collezione Oriente Italiano per Ginori: Faience Garden rappresenta l’evoluzione contemporanea di questo racconto estetico e formale intorno a un decoro simbolo di un lifestyle italiano, che in Antonietta Mazzotti si traduce in esaltazione delle note floreali dell’ornato classico con un design monocromo a rilievo.
La ceramica, per sua natura fragile e durevole al tempo stesso, conserva tracce di vita, diventando archivio della memoria materiale: smalti e forme organiche che rimandano ai frutti e agli ortaggi sono i protagonisti de La frutta del mal orto (titolo mutuato dall’Inferno, canto XXXIII), collezione realizzata nel 2021 in occasione dei settecento anni dalla morte di Dante Alighieri. La ceramica incontra dunque la letteratura ma anche la mitologia, come nel caso specifico di Proserpina, pezzo unico della medesima collezione esposto durante l’ultima edizione di Homo Faber a Venezia, proprio nella sala “Celebration”: questo centrotavola in maiolica bianca è stato pensato per un desco importante e presenta uno stand ellittico adornato con una vibrante disposizione di melograni, fiori e lumache (con accenti in oro 24 carati dipinti, senza nemmeno il bisogno di specificarlo, a mano). Un rimando allo stile Compendiario faentino del XVII secolo qui riproposto in chiave contemporanea.
In Italia la ceramica si esprime attraverso un sempre più ampio numero di “mani intelligenti” legate, direttamente o indirettamente, alle numerose aree di tradizione, e a Faenza questa espressione d’arte applicata coincide con il nome di Antonietta Mazzotti, per giunta esperta botanica e appassionata lettrice. Ogni oggetto progettato e realizzato dal 1976 nella sua serra (un tempo ricovero per le piante di limone) porta con sé l’eco di una dimensione lenta, un bisogno di autenticità, di cura e di consapevolezza. Il tutto modellato a mano, o con l’uso di stampi, cotti a 950°, impreziositi spesso da applicazioni di oro zecchino a terzo fuoco con cottura a 680°.
I servizi da tavola sono testimonianza del nostro modo di stare al mondo e la tavola imbandita è un atto di comunione. Nella sua produzione il fil rouge è sempre l’eleganza: alzatine, vasi, ciotole e coppette si alternano in stili raffinati come le grottesche blu rinascimentali, i decori “fiori di patata” rosa, i classici e intramontabili ‘bianchi’ faentini.
Antonietta Mazzotti Emaldi rappresenta un esempio di come l’arte possa essere profondamente radicata nel territorio, con il genius loci che non solo ispira, ma diventa parte integrante dell’opera stessa. «Nei tempi più recenti ho avuto modo di organizzare una colazione per i miei più cari amici, imbandendo una tavolata qui a Villa Emaldi. Oltre alle pietanze tipiche della mia terra, protagonista indiscussa è stata la mise en place con 350 piatti diversi, ovvero tutti i campioni (che conservo con cura) realizzati nei miei 53 anni di lavoro», racconta con soddisfazione la maestra artigiana, decana illustre della grande ceramica faentina nel mondo.
Una celebrazione come atto di comunione e convivialità. Come lo stile italiano insegna.








