Il mondo secondo Leonardo Frigo

di Francesco Rossetti Molendini

pubblicato su Mestieri d’Arte & Design. Crafts Culture n. 32 aprile - 2026

Ci sono viaggi che si compiono con le gambe e altri con l’immaginazione. Alcuni attraversano terre lontane, altri vivono tra le pagine di un libro o sulla superficie di un globo che promette mondi da scoprire. In questo spazio sospeso si colloca Leonardo Frigo, artista e maestro artigiano italiano a Londra, che dedica la sua vita alla creazione di mappamondi capaci di evocare esplorazioni, racconti e culture.

Antiche tecniche cartografiche, materiali ricercati e studio appassionato danno vita a mappamondi che uniscono poesia e sapere. Ogni globo diventa un universo narrativo, sospeso tra geografia, immaginazione e tracce del tempo.

Classe 1993, originario dell’Altopiano di Asiago, dopo la laurea in Restauro all’Università Internazionale dell’Arte di Venezia, Frigo ha iniziato la sua carriera come decoratore di strumenti musicali ad arco, realizzando violini illustrati con temi letterari e religiosi, fino a un progetto monumentale dedicato alla Divina Commedia. Dal 2015 il suo percorso si è però intrecciato con quello di Vincenzo Coronelli, cartografo veneziano vissuto tra il Sei e il Settecento e autore dell’Epitome Cosmografica. Proprio il fortunato incontro con questo manuale lo ha spinto a riscoprire le antiche tecniche di globe-making, traducendo testi, ricostruendo ricette per colle, vernici e pigmenti, fino a ridare vita a una tradizione che rischiava l’oblio. Il processo è complesso e affascinante: dalla creazione della sfera con gesso e fibre naturali alla stampa delle carte su lastre di rame, fino all’uso di resine del suo territorio d’origine, di pigmenti naturali provenienti da Assisi e di carte realizzate a Fabriano. Ogni materiale ha una storia, ogni passaggio richiama la manualità di secoli passati.

 

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«Il mappamondo a cui sono più legato è quello che sto completando adesso: il Globo Dantesco, ispirato alla Divina Commedia», racconta Leonardo. «È un’opera che per me rappresenta la sintesi delle mie passioni: da un lato l’artigianato puro – la costruzione, la ricerca dei materiali, l’incisione e la stampa su lastre di rame – e dall’altro lo studio di Dante Alighieri, che mi accompagna da anni. In questo globo le due dimensioni si intrecciano: tecnica e poesia, materia e immaginazione. Ci sto lavorando da oltre due anni e mezzo, lo considero un vero compagno di viaggio. Mi ha portato a esplorare archivi, biblioteche, a cercare maestranze e materiali, a interrogarmi su come rappresentare graficamente la geografia dantesca. In un certo senso mi sono sentito anch’io un po’ come Dante nella sua discesa e risalita: è stato un percorso di ricerca e trasformazione, non soltanto un lavoro. Forse per questo sono così legato a questo globo: perché racconta anche la mia storia, il mio cammino parallelo a quello della Commedia».

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Per Leonardo Frigo l’idea di scegliere una meta osservando un mappamondo ha certamente più fascino che scoprirla come si fa oggi sul web: «Mi capita spesso di lasciarmi guidare dai globi e dalle mappe nei miei viaggi. Lavorando al Globo Dantesco, per esempio, ho dovuto mappare i luoghi citati da Dante, molti dei quali oggi non corrispondono più ai nomi o ai confini che conosciamo. Questa ricerca mi ha fatto nascere il desiderio di visitarne alcuni, come certe destinazioni in Grecia menzionate nella Commedia. Allo stesso tempo, negli ultimi anni, i miei spostamenti sono stati molto legati ai mappamondi di Coronelli. Ho tracciato una sorta di mappa dei suoi globi sparsi per il mondo e li ho cercati nei musei e nelle biblioteche: Londra, Parigi, Monaco, Firenze, Roma, Venezia, Milano, Bergamo… Ogni viaggio diventa così una tappa di ricerca, un modo per osservare da vicino le diverse tecniche, i segni del tempo, le modalità di conservazione. Per me viaggiare non significa solo vedere luoghi nuovi, ma incontrare i mappamondi che raccontano quei luoghi: è un modo di vivere il viaggio con uno sguardo che unisce passato e presente».

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Il valore del lavoro di Frigo non risiede solo negli oggetti che crea, ma anche nel sapere che trasmette. L’artigiano, infatti, organizza workshop e dimostrazioni dal vivo, mostrando come nasce un globo, dal primo gesto sulla sfera grezza fino alle ultime pennellate di colore. Un’esperienza di condivisione che restituisce al pubblico la possibilità di comprendere il senso profondo di un mestiere antico.

I suoi mappamondi permettono di fare viaggi della memoria oltre che viaggi fisici, una dimensione poetica che a tutti gli effetti è la parte più intima e forse più preziosa di questo mestiere: «Un globo non è mai soltanto una mappa: è lo specchio del tempo in cui nasce, delle conoscenze e delle illusioni di un’epoca. Quando lo osservo o lo creo, mi affascina l’idea che dietro ogni confine ci sia una visione del mondo, come una cronaca poetica della storia. Con il Globo Dantesco ho voluto restituire questo: Dante non solo poeta, ma geografo. La Commedia è piena di riferimenti a luoghi e coordinate, un’opera in cui il cosmo è insieme scientifico e spirituale. Trasformarla in globo significa tradurre parole in geografia, idee in immagini. Il viaggio che ne nasce non è solo nello spazio ma anche nel tempo, riportandoci a come il mondo è stato pensato e rappresentato. In un’epoca di mappe digitali credo sia essenziale offrire qualcosa di diverso: non una fotografia del presente, ma un racconto. Un globo artigianale non mostra solo “dove siamo”, ma invita a riflettere su “chi siamo”, custodendo memoria, immaginazione e poesia».

Guardando un mappamondo di Leonardo Frigo, si percepisce che il vero viaggio non è solo quello delle rotte tracciate sulla superficie terrestre, ma quello della conoscenza che si tramanda di generazione in generazione. Ed è in questa continuità che si riconosce l’essenza dell’alto artigianato: la capacità di trasformare un oggetto in simbolo, un gesto in patrimonio, un globo in un invito a partire.

 

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Francesco Rossetti Molendini

Francesco Rossetti Molendini

Francesco Rossetti, laureato in Lettere e in Design degli Interni, coordina presso la Fondazione Cologni il Premio MAM-Maestro d’Arte e Mestiere, riconoscimento biennale ‘indipendente’ che valorizza la straordinaria opera di alcuni dei più significativi protagonisti dell’alto artigianato italiano. Collabora alla redazione del magazine Mestieri d’Arte & Design. Crafts Culture; si occupa della stesura di articoli dedicati ai maestri d’arte per varie testate e siti.

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