L’eccellenza è servita

di Andrea Tomasi

fotografie di Courtesy Buccellati

pubblicato su Mestieri d’Arte & Design. Crafts Culture n. 31 settembre - 2025

È una tavola gioiosamente affollata quella pensata da Buccellati per le celebrazioni più importanti e preziose, anche e soprattutto emozionalmente parlando. Una costellazione scintillante di centrotavola, ciotole, segnaposto, sottobicchieri, posate e vassoi che, come una punteggiatura precisa, vanno a perfezionare le più ambiziose e varie apparecchiature.
Se la Maison milanese è certamente più nota per lo splendore dei suoi gioielli dalle intricate lavorazioni artigianali – dall’incisione all’incatenatura, dal filo ritorto al pizzo – i pezzi immaginati per decorare la tavola fanno saldamente parte del DNA dell’azienda sin dai suoi albori, quando nel 1919 Mario, emigrato dalle Marche a Milano dopo la morte del padre e per anni artigiano da Beltrami e Besnati, storica oreficeria del capoluogo lombardo, decise finalmente di mettersi in proprio.

 

L’art de la table firmata Buccellati, da sempre parte del suo DNA, si arricchisce di nuovi oggetti in grado di soddisfare qualunque palato. In un continuo dialogo tra argento, ceramica e vetro, la tavola diventa spazio privilegiato di espressione estetica e rituale domestico. Tra rispetto della tradizione, lusso e audace ironia.

 

Basti pensare che già negli anni Venti Buccellati lanciò sul famelico mercato del tempo le coppe di Boscoreale, incredibili capolavori di incisione che erano fedeli riproduzioni di quelle usate dai romani a Pompei e che ancora oggi si possono trovare in negozio.
Fu poi a partire dagli anni Cinquanta, con l’ingresso in azienda di Gianmaria, figlio di Mario, e con l’apertura del primo negozio a New York sulla 51ema Strada, che l’art de la table firmata Buccellati si impose come elemento imprescindibile nelle sale da pranzo dell’alta borghesia.

 

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Grazie all’immaginazione del nuovo direttore creativo, le linee si moltiplicano andando a creare una narrazione capace di adattarsi a stili diversi, da quelli più eleganti ai meno formali. All’opulenza di Opera, in cui il logo della Maison è ripetuto in una fitta trama di maestria artigiana, si affiancano ad esempio gli oggetti della linea Cervino, in cui il corno di cervo dialoga ardito con l’argento dando vita a pezzi di sorprendente e pratica bellezza.
Più la richiesta aumenta – nei primi anni Ottanta Buccellati decide di rilevare una leggenda della posateria d’argento, la bolognese Clementi – più la fantasia di Gianmaria amplifica e arricchisce l’offerta. Grazie al suo slancio, i maestri orafi della Maison si spingono a sperimentare tecniche inedite e audaci. L’esempio più eclatante è senza dubbio la collezione Furry, rilanciata in occasione dell’ultima Design Week di Milano.

 

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«Volevo trovare un metodo che non fosse mai stato utilizzato prima, un modo per riprodurre la natura con ancor più precisione e con dettagli realistici, come le piume e il pelo degli animali»: con queste parole, Gianmaria Buccellati presentò negli anni Sessanta questa strepitosa collezione di piccoli e grandi animali d’argento pensati anche per decorare la tavola come mai si era visto prima. Apparentemente semplice, la creazione di questo effetto pelo richiede in realtà ore di lavoro e centinaia di sottilissime lastre d’argento che vengono poi applicate con cura su un calco in gesso.

E la natura, questa volta la flora, si fa ispirazione per quella che è forse la più ricca e famosa delle linee che Buccellati dedica alla tavola. Nature è un trionfo di foglie, fiori, frutta e ortaggi declinati in oggetti puramente decorativi o anche funzionali. Una linea democratica, sempre considerando che di eccellenza si parla: si parte da deliziosi segnaposto che costano solo un centinaio di euro, per arrivare a centrotavola che sono sculture, come l’incredibile composizione di carciofi che lo scorso anno ha accolto i visitatori di Homo Faber nella sala dedicata appunto all’art de la table.

 

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Con giusto spirito imprenditoriale, Gianmaria e i suoi eredi prima, e oggi il team creativo scelto dal gruppo Richemont che ha rilevato il marchio nel 2020, hanno deciso di ampliare la proposta unendo all’argento ceramica e vetro, talvolta legando il proprio nome a quello di altrettanto storiche e blasonate manifatture. È così che nella linea Rouche il caratteristico drappeggio non si trova solo sui bordi di vassoi e piatti in argento da portata, ma anche su stoviglie di porcellana realizzate in collaborazione con Ginori 1735. O, ancora, che Rosso Maraviglia rende omaggio contemporaneamente alla scultorea di Buccellati e al colore simbolo di Venini, tra le fornaci regine del vetro muranese. Murano che è anche il nome di un’altra linea “collaborativa” di oggetti per la tavola, che uniscono ovviamente il vetro all’argento, come nel caso delle deliziose Jam Jars, frutti dentro ai quali riporre succose marmellate per la colazione.

 

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E qualora la primavera prossima vi venisse voglia di apparecchiare una magnifica tavola in mezzo a un prato di campagna fiorito, o su una distesa verde accarezzata dalla brezza di montagna, non temete: la Maison milanese ha pensato anche a quello con la linea Tahiti, che deve il suo nome alla passione che Gianmaria Buccellati aveva per il pittore francese Paul Gauguin e che fu creata su richiesta dell’avvocato Gianni Agnelli. Il suo fiore all’occhiello sono gli incredibili set da pic-nic in cui l’argento si intreccia al bambù, ai legni e alla pelle. Per uno stile unico anche en plein air.

Andrea Tomasi

Andrea Tomasi

Laureato in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo a Bologna, inizia la sua carriera come critico cinematografico. Dopo aver lavorato come caporedattore per diversi settimanali, nel 2018 inizia la sua collaborazione con la Michelangelo Foundation per la realizzazione della prima edizione di “Homo Faber”. Dal 2020 dirige la “Homo Faber” Guide, una piattaforma online che consente di scoprire artigiani d’eccellenza in Europa e in altri Paesi extra-europei.

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