Dolcemente viaggiare. I diari illustrati

di Eliana Odelli

pubblicato su Mestieri d’Arte & Design. Crafts Culture n. 32 aprile - 2026

Come ogni viaggiatore ben organizzato, partiamo dall’inizio: cosa sono i cahier o carnet de voyage? Sono piccoli taccuini da portare con sé per registrare esperienze, luoghi, incontri, riflessioni. L’ultima tendenza del turista alla moda? Non proprio, anche se con i primi tourist il carnet de voyage ha molto a che fare. In realtà, questi diari hanno radici profonde nella storia. Infatti, prima dell’avvento della fotografia, il disegno era l’unico mezzo per portare a casa una riproduzione dei luoghi, dell’arte, della natura e delle civiltà incontrate. I primi taccuini di viaggio venivano compilati con testo ed illustrazioni per indagare il mondo. Dal 1400 hanno accompagnato diplomatici, cartografi, botanici, medici, studiosi, pittori, scrittori, militari, architetti, sognatori, distinti signori, colte dame e avventurieri nelle loro esplorazioni.

 

Dai primi esploratori agli artisti di oggi, il carnet de voyage resta un romantico compagno di osservazione e lentezza. Matite e taccuini diventano strumenti per fermare lo sguardo e dare forma
a ciò che resta, pagina dopo pagina.

 

L’evoluzione del carnet de voyage va di pari passo con il cambiamento del concetto stesso di viaggio. Man mano che viaggiare diventa un’esperienza personale, il taccuino si fa più intimo e soggettivo. Concetto che si definisce tra il 1700 e il 1800 con la pratica del Grand Tour, il viaggio nell’Europa continentale intrapreso dai giovani aristocratici alla scoperta di Paesi e città fondamentali per la formazione culturale. Tappa irrinunciabile: l’Italia. Disegnare era una competenza essenziale per gentiluomini e gentildonne e il carnet de voyage divenne l’equipaggiamento base di questo nuovo viaggiatore, il tourist.

 

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La massima espressione e diffusione ebbe luogo tra il 1800 e il 1900 grazie agli artisti, al loro viaggiare come forma di ricerca personale e arricchimento del proprio linguaggio visivo. Furono anni di vivaci contaminazioni tra culture, come testimoniano le grandi esposizioni internazionali dedicate all’Oriente prima e all’Africa poi. E i carnet de voyage dell’artista viaggiatore divennero testimoni dell’evoluzione della sua poetica, fonte di idee e nuova forma d’arte. La cosa curiosa è che, con l’avvento della fotografia, il carnet de voyage lo si sarebbe dato per spacciato e anacronistico. Invece resiste. Soffre, chiudono storiche aziende produttrici di taccuini, ma resiste anche quando la fotografia diventa portatile e per tutte le tasche. Persino quando diventa digitale. E oggi? Vi pare l’epoca adatta a matite, pennelli, carta e lentezza? A quanto pare lo è. La popolarità dei carnet de voyage è dirompente e diffusa trasversalmente a tutti. Non più esibizione di status o sfoggio di cultura, ma espressione artistica, forma meditativa e ricerca personale. Per parlare di carnet de voyage oggi, in Italia, quale fonte migliore della viva voce di chi lo pratica abitualmente? Con generosità, questi artisti viaggiatori hanno condiviso con noi i loro lavori e il loro sentire.

 

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Stefano Faravelli

Pittore, filosofo, orientalista e autore torinese. «Da molti anni percorro la “Via del Taccuino”, simile a un percorso meditativo che concepisce le forme viventi (naturali e culturali) come parole del grande Liber mundi, il Taccuino cosmico. Nel carnet de voyage il testo esprime il pensiero, che è nel cuore stesso del visibile; non per niente “idea” ha la stessa etimologia di “vedere”. I testi non sono didascalie delle immagini, ma immagini espresse in altro modo. Il medium del disegno e della pittura è particolarmente adeguato a cogliere il rivelarsi del mondo, ma questa dimensione esteriore è solo la via d’accesso a una più interiore. Il mondo si svela, infatti, a condizione di essere sulla cosa stessa perché ciò che conta è afferrare “l’unità sostanziale del mondo percepibile, senza mediazioni (Florenskji)”. Ciò è possibile solo quando “l’anima si fonde con i fenomeni percepiti”. Quando disegno un paesaggio, un bambù, divengo quel paesaggio, quel bambù».

 

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Marta Farina

Pittrice e illustratrice bellunese. «Il carnet de voyage è per certo un rito ormai imprescindibile quando viaggio: senza dubbio è diventato una vera e propria necessità. È il mio modo di essere presente tentando di fermare il tempo, cristallizzando il ricordo. Aprire il carnet significa scegliere di rallentare, di posare lo sguardo, di ascoltare. Una forma di meditazione attiva, oltre che puro divertimento. Quando disegno, soprattutto in Asia, le persone si avvicinano, osservano, sorridono. Il disegno diventa un ponte e crea dialogo anche senza parole. Disegnare in viaggio fa parte della perpetua ricerca di significato: ogni pagina riempita è un piccolo frammento della mia esperienza, un racconto di memorie per immagini che si intreccia con la grande narrazione del mondo».

Marco Paci

Illustratore, scenografo e attore teatrale, di Ravenna, ma vive a Verona. «I primi tentativi risalgono alle estati negli anni del liceo artistico. La pratica del taccuino e del disegno dal vero nutrivano la mia ricerca e il mio bagaglio visivo, ponevano sfide. Studiando illustratori e fumettisti come Pratt, Moebius, Baru e Scarry si è ampliato il repertorio di segni e tecniche da esplorare. Dall’acquerello al monocromo, china acquerellata e tecniche a secco, pennarelli e penne a sfera. Ho provato a utilizzare il tablet come taccuino e il risultato è stato soddisfacente. Un po’ meno il processo e l’esperienza nel suo insieme. La pratica del disegno dovrebbe avere un legame con lo sporcarsi le mani facendo, con l’emozione di un segno “sbagliato” su carta che si cerca di integrare, con la semplicità».

 

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Simonetta Capecchi 

Architetto e illustratrice, urban sketcher, nata a Milano, vive a Napoli. «Disegno per mestiere, preferibilmente sul posto mentre succedono cose. Artigiani e artisti al lavoro, spettacoli, processioni, eventi. E poi paesaggi e città, dettagli naturalistici, ritratti, cose grandi e piccole. Uso molto il testo, sopra o a fianco al disegno e mi aiuto con fumetti per riportare i dialoghi delle persone che osservo. Il reportage disegnato è la mia dimensione. Per me il disegno è comunque un viaggio, non ha importanza che sia dalla finestra di casa o dall’altra parte del mondo. Le cose che non capisco, che non conosco, quelle che trovo belle o importanti o magari brutte o stravaganti, mi viene voglia di disegnarle e finché proverò questo desiderio, mi sembra che andrà tutto bene».

Chiara Gomiselli

Artista e imprenditrice triestina. A cavallo della sua motocicletta in solitaria, per quattro mesi, ha girato l’Italia, da Trieste alla Sicilia, ritraendola nei suoi taccuini. «Il disegno ti obbliga a scegliere. Non si può vedere tutto allo stesso livello ma bisogna fermarsi su ciò che in quel momento ci parla. Ci costringe a riappropriarci della nostra esperienza, rinunciando a qualcosa per concentrarci su altro. La pratica del carnet de voyage permette di immergersi nel luogo con tutti i sensi: il calore del sole, il vento, i rumori intorno. La bellezza si può trovare ovunque a condizione di rallentare, un modo di essere che va oltre il disegno. E quando ci accorgiamo che c’è così tanta bellezza attorno a noi, non possiamo che vivere meglio».

Ora lo sapete: alla prossima partenza non potrà mancare il vostro carnet de voyage, qualche matita e tutta la vostra voglia di esplorare!
 

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Eliana Odelli

Eliana Odelli

Si occupa di grafica, comunicazione creativa, illustrazione, divulgazione, laboratori artigianali. Sperimenta attraverso carta, creta, parole, legno, sgorbie, colori, stoffa, ago, filo, digitale e stampa a mano. Attinge a ciò che ama di più: la natura, il lavoro manuale, l’arte e il design. Progetta iniziative con il collettivo artistico Balene in volo. 

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