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Il banchetto della vita

Testo di Alberto Cavalli

pubblicato su Mestieri d’Arte & Design. Crafts Culture n. 31 settembre - 2025

Nel suo divertente racconto fantastico La Principessa Brambilla, pubblicato nel 1820, lo scrittore E.T.A. Hoffman scrive che «Spesso, nella vita, ci troviamo all’improvviso dinanzi alla porta spalancata di un meraviglioso e magico regno, cosicché ai nostri sguardi è consentito insinuarsi nel più intimo recesso di quel potente spirito, il cui respiro ci muove segretamente verso le più strane intuizioni…». Una porta spalancata, un soffio misterioso, un’intuizione: detti così sembrano gli elementi di base per un romanzo gotico, ma in realtà questi concetti potrebbero trasformarsi nelle piccole gioie che ci consentono, ogni giorno, di celebrare lo straordinario banchetto della vita.

Ogni oggetto scelto per la tavola è un gesto di stile, una dichiarazione silenziosa di cura e armonia. Intorno a un desco imbandito sbocciano arti, memorie e legami: perché celebrare non è solo ornare, ma dare forma all’essenza del tempo condiviso, tra bellezza, misura e sentimento.

Ogni celebrazione è infatti anche un momento di condivisione: pubblica o privata, la festa implica che vi sia un momento speciale, particolare, che si desidera rendere indimenticabile attraverso gesti, riti, simboli. In Italia, dove la tradizione del banchetto rinascimentale ha profondamente influenzato l’identità e la cultura (si pensi alle celebri “tavole imbandite” del Veronese, dalle Nozze di Cana alla Cena in Casa di Levi), ogni celebrazione prevede sempre la condivisione di un momento conviviale, che necessariamente passa per l’arte del desco.
Una tavola ben apparecchiata, pietanze preparate con cura, stoviglie scelte con gusto e disposte con grazia, ma soprattutto un’atmosfera di festa e di partecipazione rendono uniche le celebrazioni italiane, che dalle case escono per diventare sagre, feste o banchetti ma che trovano sempre e comunque intorno alla tavola il loro punto focale.
Per questo numero di Mestieri d’Arte & Design abbiamo dunque selezionato artigiani, atelier e manifatture che, in virtù del talento delle mani e della passione del cuore, permettono a tutti noi – grazie ai loro oggetti squisiti – di trasformare ogni momento di condivisione in un attimo da ricordare: attraverso agli straordinari beni che impreziosiscono le nostre case, ma anche attraverso il senso, la cura, la raffinata e potente fragilità che i loro manufatti trasmettono.

Nelle pagine che seguono scoprirete la meraviglia di oggetti che spesso utilizziamo per magnificare l’effimero, come un banchetto o un brindisi, ma che restano sempre ancorati al nostro tempo ricorsivo: quello, appunto, della festa.
E soprattutto, scoprirete artigiani che lavorano ogni giorno per creare oggetti che rendono prezioso il presente, e che ci permettono di guardare al futuro attivando quella silenziosa complicità con il nostro cuore che infonde in ogni manufatto un senso di bellezza, di appartenenza, di identità. Un senso, in altre parole, che contribuisce in maniera significativa alla costruzione del valore, e alla percezione della cura.

Gli argenti e le porcellane, i vetri e i cristalli, le cere e i tessuti, le pietre e i colori: intorno alla tavola imbandita sbocciano le arti e fioriscono i mestieri. E soprattutto, si dispiegano i talenti che rendono ancora più squisite le pietanze e più brillanti le conversazioni, per celebrare ciò che tutti noi abbiamo di più caro: la vita, il tempo, l’amore.

Alberto Cavalli

Alberto Cavalli

Alberto Cavalli è direttore generale della Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte. Laureato in Scienze Politiche presso l’Università Cattolica di Milano, giornalista e scrittore, collabora stabilmente con numerose riviste ed è autore di saggi e contributi editoriali. Dal 2014 è titolare della cattedra di “Mestieri d’arte e bellezza italiana” presso il Politecnico di Milano. Nel 2016 diventa executive director della Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship. È curatore generale di Homo Faber Event.

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