Sono ormai diversi anni che la nostra società ha preso coscienza del fatto che non esiste più la divisione in tre grandi strati sociali (ricchi, borghesi e proletari) ma si può dire che sia articolata in un sempre più grande numero di gruppi sociali, i cui membri si possono definire omogeni per affinità elettive. Questa frammentazione ha quindi messo sempre più in luce il fatto che siamo tanti, e siamo tutti diversi. La diversità si manifesta in modo particolarmente evidente nei riti che scandiscono la nostra quotidianità, soprattutto in quelli legati alla condivisione. Uno dei più significativi è senz’altro il rito dello “stare insieme a tavola”, che accompagna sia i momenti ordinari che quelli eccezionali delle nostre vite.
In un mondo frammentato e in costante trasformazione, l’arte della tavola diventa il linguaggio comune della condivisione. Oggetti fatti ad arte – portafrutta, alzate, contenitori, piatti, strumenti per il servizio – traducono i gesti del quotidiano in rituali significativi.
Tante sono le possibili occasioni per ricorrere a questo rituale collettivo: dalla prima colazione al pranzo e alla cena quotidiani, ad altri momenti d’eccezione come la cena di Natale o il pranzo pasquale, o ancora a occasioni legate a particolari cerimonie. Questi riti sono in continua evoluzione, arricchiti da contaminazioni culturali e adattamenti che riflettono i mutamenti dei costumi e delle sensibilità.
Per riuscire a introdurre nel nostro spazio abitativo oggetti e strumenti sufficientemente coerenti con le nostre abitudini (ci sono rituali differenziati per territori diversi) occorre cercare le possibili relazioni tra modelli formali e modelli comportamentali. È evidente che all’interno di questi rituali quotidiani, come ad esempio quelli che si svolgono attorno alla tavola, e che si esplicitano attraverso l’uso di cibi e di strumenti (oggetti per conservare, oggetti per cucinare, oggetti per esporre, oggetti per consumare), è possibile individuare una serie di modelli che esprimono le varie esigenze della nostra società come il pranzo dello stare insieme (magiare per comunicare) che nulla ha a che fare con il pranzo di servizio (mangiare per sopravvivere).
In una società in continua evoluzione, proporre nuovi oggetti sufficientemente differenziati e caratterizzati vuol dire alimentare ed incentivare la ricerca attraverso l’analisi e la rielaborazione delle risorse espresse da tempo nei nostri territori. Dai cibi agli strumenti, è ancora evidente la diversità come grande risorsa della nostra cultura materiale, che non potrebbe essere praticata senza il ruolo fondamentale dell’artigianato artistico e del design territoriale. L’arte della tavola ancora oggi impegna l’ingegno e l’amore dei nostri creativi che si adoperano per riuscire ad esaltare tutta la nostra tradizione culinaria e realizzare gli strumenti per i rituali collettivi, dai banchetti ai pranzi ufficiali, dai cenoni festivi alle grandi abbuffate collettive durante le sagre locali.
Sono gli oggetti che contengono (porta capperi, porta sale, porta zucchero, porta spezie, porta salse), gli oggetti che espongono (porta frutta, alzate per i dolci), gli oggetti che servono ad allestire e ad accompagnare al meglio i riti collettivi e che ci aiutano a dare significato alla celebrazione; oggetti e strumenti di design artistico che esaltano i cibi e le bevande nelle loro caratteristiche, diffondendo il loro aroma, custodendo il loro sapore e celebrando il valore della condivisione.




