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La scenografia del convivio

Testo di Csaba dalla Zorza

pubblicato su Mestieri d’Arte & Design. Crafts Culture n. 31 settembre - 2025

Apparecchiare la tavola – questa espressione è così semplice da non lasciare dubbi. Eppure, il linguaggio della tavola non è patrimonio di tutti, ma solo di alcuni. Non sono più, oggi, i privilegiati per nascita a conoscere i segreti della mise en place, della conversazione e dell’arte del convivio, quanto piuttosto coloro che si pongono nei confronti della propria esistenza come ricercatori del bello. Tra loro, chi investe il proprio tempo, la propria passione e le capacità nel creare con le proprie mani: un piatto, un bicchiere, una posata, un ornamento.

Apparecchiare una tavola è molto più che disporre oggetti: è un gesto che rivela identità, ricerca e desiderio. Ogni scelta – di un piatto, un tessuto, un bicchiere – diventa parte di una scenografia intima o conviviale, dove l’artigianato si fa bellezza concreta e la cura diventa racconto.

E chi, guardando tutto e scegliendo secondo il proprio gusto, abbina materiali come tessuti, porcellane, metalli preziosi, cristallo, con l’obiettivo di creare una scenografia capace di accogliere i personaggi del convivio, riempie i vuoti e dà allo spazio un ruolo preciso, capace di generare armonia. La tavola non è qualcosa di statico e immobile – è un oggetto dal design mutevole, sempre in movimento: la quinta del palco a teatro, capace di suggerire atmosfere e far entrare sia gli attori che gli spettatori nello spirito del tempo. Un luogo al quale desideriamo appartenere, per far parte anche noi della sua bellezza, per viverne l’esperienza e poterla far nostra, raccontare o replicare.

Apparecchiare la tavola è un gesto quotidiano che dovrebbe essere familiare, forse automatico, eppure non è così. L’atto in sé deve sottendere qualcosa, a metà tra il segreto e l’insidia, altrimenti non sarebbe così difficile raggiungere un risultato meritevole di essere ammirato con soddisfazione. Da molto tempo la storia si scrive passando per una tavola imbandita, eppure non possiamo mai dare per scontato l’effetto che avrà su di noi scorgere il frutto della scelta di oggetti, materiali, colori, altezze e illuminazione.
La tavola è tale quando è preparata con cura, che sia quella di un banchetto con molti invitati, o quella intima, personale, imbandita per una sola persona o per due. Intorno a questo mondo-luogo-oggetto ruota la società delle buone maniere, con le sue regole, le sue parole, l’alternanza degli oggetti che sono stati pensati per essere impiegati secondo un rituale preciso.

A tavola ci si incontra, a volte fugacemente, a volte per lunghe ore. Si stringono accordi, si costruiscono relazioni, si ritrovano gli affetti alla fine della giornata o della settimana. Ci innamoriamo o ci lasciamo, mentre la tavola fa da scenografia al nostro stato d’animo.
Quando c’è una tavola apparecchiata il tavolo nudo (oggetto) diventa tavola (da pranzo) nel momento in cui iniziamo ad abbigliarlo, come dicono i francesi per indicare l’arte di apparecchiare. Ci sono molti modi per farlo, ma uno solo è l’obiettivo che dovremmo avere in mente quando ci accingiamo a iniziare la danza intorno all’oggetto: creare (appunto) il bello in modo personale. Per questo chi realizza per la tavola oggetti frutto del lavoro delle mani ci dona la propria arte: perché nel bramarli, averli, custodirli e soprattutto utilizzarli c’è sia la genesi che l’estinzione. Generiamo la bellezza, estinguiamo il desiderio. Sino alla prossima volta.

Csaba dalla Zorza

Csaba dalla Zorza

Csaba dalla Zorza si definisce: nata il secolo scorso, appassionata di belle tavole e buone maniere. Scrive da circa trent’anni, ha pubblicato 23 libri di cucina e il suo primo romanzo. Occasionalmente la si trova anche in televisione. Esperta di arte della tavola, vive a Milano, ma lavora dove capita.

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