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Quel certo non so che. L’italia riflessa negli occhi del mondo

Testo di Alberto Cavalli

pubblicato su Mestieri d’Arte & Design. Crafts Culture n. 32 aprile - 2026

La pratica della “visita” all’Italia, conosciuta come Grand Tour, inizia già dal XVI secolo: aristocratici, architetti, artisti e politici inglesi, olandesi, francesi e tedeschi valicano le Alpi e visitano le nostre città ma anche i giardini, le campagne, le ville di delizia, le isole… e naturalmente le botteghe degli artisti, degli artigiani, degli artefici di opere magnifiche che, dai territori della Penisola, vanno a rappresentare in tutto il mondo un’identità italiana prima ancora che l’Italia, come nazione, esistesse.

Sono proprio questi viaggiatori, pellegrini del bello e dell’interessante, a portare nei secoli il contributo maggiore alla formazione dell’immagine dell’Italia: un’Italia «bella» che costituisce il primo centro di riflessione sull’identità di un Paese giovane, ma già così antico nella sua desiderabilità.
Frantumata in centinaia di stati indipendenti, l’Italia è infatti vista dai viaggiatori come unità spirituale, meta da raggiungere, officina di rivoluzioni artistiche e scientifiche da conoscere: diventa quindi la destinazione privilegiata di quella istituzione che era il Grand Tour, nel cui specchio l’Italia stessa assume coscienza di sé, dell’identità dei propri territori, della specialità del proprio carattere.

L’Italia prende forma attraverso secoli di sguardi: dalle tappe del Grand Tour alle botteghe che hanno plasmato identità e territori. Un percorso che rivela la forza del nostro Genius loci e la sua inesauribile capacità di attrarre e ispirare.

La visita all’Italia, che trova in Roma il suo fulcro, include però anche altre realtà che colpiscono per la ricchezza e l’autenticità dei luoghi: di Genova e Napoli si ricordano infatti più gli aspetti paesaggistici che monumentali, e di Venezia si celebra il cosmopolitismo, la mondanità, la produzione artigianale di altissimo livello.

Questo Genius loci viene raccontato nelle pagine che seguono attraverso un’analisi contemporanea di questo spirito proteiforme, innovatore e ispiratore che oggi chiamiamo made in Italy, ma che in realtà non è una semplice indicazione geografica: è un nucleo radiante di storie, di passioni, di mestieri e di visioni che non ha mai smesso di attirare a sé, con la sua energia vitale, gli sguardi di tutti coloro che amano la bellezza.

Da Nord a Sud, da Est a Ovest, la geografia italiana diventa storia: o per meglio dire, diventa “storie” – storie di persone e di tecniche, di materiali e di mestieri, che abbiamo raccolto con cura e raccontato con entusiasmo. Confidando che anche oggi, tra coloro che percorrono il nostro Paese alla ricerca di tesori, vi sia chi – come Montesquieu, che proprio in Italia trovò ispirazione per scrivere la definizione di “gusto” nell’Encyclopédie di Diderot e D’Alembert – riconosca nell’utilità del bello, nella poesia del fare, nell’italianità del gesto quel vantaggio competitivo che forse non si può misurare, ma che fa tutta la differenza: quel “certo non so che”, appunto, che pur sfuggendo a ogni definizione precisa non sfugge tuttavia allo sguardo innamorato.

Alberto Cavalli

Alberto Cavalli

Alberto Cavalli è direttore generale della Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte. Laureato in Scienze Politiche presso l’Università Cattolica di Milano, giornalista e scrittore, collabora stabilmente con numerose riviste ed è autore di saggi e contributi editoriali. Dal 2014 è titolare della cattedra di “Mestieri d’arte e bellezza italiana” presso il Politecnico di Milano. Nel 2016 diventa executive director della Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship. È curatore generale di Homo Faber Event.

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