Daniele Riva: La poesia del navigare

di Andrea Bertuzzi

pubblicato su Mestieri d’Arte & Design. Crafts Culture n. 32 aprile - 2026

Un bambino osserva attentamente il modellino di una barca, adagiata sull’acqua che scintilla sotto il sole del lago di Como. L’ha legata a una cordicella che fa scivolare piano, curioso di scoprire se “fa onda o non fa onda”, ovvero se riesce a navigare a una velocità tale da creare increspature rilevanti. Siamo negli anni Settanta. Il bambino ha già familiarità con la materia. Il suo papà costruisce barche e intaglia i remi. Dai pezzi di legno avanzati nascono così mille compagni di viaggio: blocchetti di massello trasformati in barchette a vela, che il bambino e i suoi amici affidano all’acqua per fare a gara. Tra quelle corse leggere si sta accendendo una passione destinata a diventare eccellenza. Quel bambino era Daniele Riva, che oggi rappresenta l’ottava generazione del Cantiere Ernesto Riva, la tradizione del legno applicato alla nautica dal 1771.

Dal lago di Como, otto generazioni di maestri d’ascia trasformano il legno in imbarcazioni uniche, tra restauri storici e nuove soluzioni all’avanguardia. Un mestiere che unisce tecnica, sensibilità e passione, da generazione in generazione.

L’attività, iniziata a Laglio, è sempre stata rivolta alla costruzione di battelli, lance, inglesine e “lucie” manzoniane. «Mio padre ha costruito moltissimo in tutto il Nord Italia», racconta Daniele Riva, MAM – Maestro d’Arte e Mestiere. «Nei paesi dei laghi prealpini il 90% delle imbarcazioni – jole e da canottaggio – proveniva dalla nostra bottega. I nostri clienti hanno compiuto viaggi straordinari: discese lungo il Danubio, attraversamenti dei canali olandesi e francesi… Non solo per il piacere di navigare, ma anche per raccontare la storia e la tradizione del nostro territorio attraverso il viaggio».

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Che cosa significa, dunque, essere maestro d’ascia nel 2025?
«È una scelta controcorrente», spiega. «Oggi molti preferiscono materiali più facili da lavorare, come la vetroresina, orientati a rispondere a una domanda commerciale immediata. Creare un’imbarcazione in legno significa invece realizzare un oggetto unico, destinato a durare nel tempo, profondamente legato alla persona per cui viene costruito. Di solito, si tratta di appassionati che se ne prendono cura, la custodiscono per tramandarla di generazione in generazione». All’interno della nuova struttura di Maslianico, dove sono impiegate 15 persone, l’85% del lavoro resta artigianale. «Nella verniciatura, nonostante esistano macchinari appositi, non è possibile programmare un braccio robotizzato: ogni imbarcazione è unica, difficilmente replicabile. E così i nostri artigiani applicano fino a 26-30 mani di vernice. Anche nel reparto falegnameria si pialla artigianalmente, perché la barca è tutta curve e sinuosità, senza angoli a 90°». La progettazione, di esemplari a vela o a motore, è quasi sempre su commissione, ma si lavora anche al restauro, come avvenuto l’anno scorso, in collaborazione con il FAI – Fondo Ambiente Italiano, sulla famosa Velarca, casa-barca di 22 metri progettata dallo Studio milanese BBPR nel 1959, capolavoro firmato dagli stessi architetti della Torre Velasca di Milano. «È stato come fare un salto indietro di tre generazioni, ripercorrendo le tecniche dei miei trisnonni, ma utilizzando materiali moderni e strumenti che all’epoca non esistevano. Mi sono sentito anche io un “sepoltone”: così venivano chiamati i maestri d’ascia del passato, perché nel loro lavoro di inserire la canapa tra un fasciame e l’altro sembrava che stessero “seppellendo” il materiale».

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Non si pensi, però, che l’attività sia rivolta solo al passato. «Crediamo sia necessario promuovere anche una mobilità sostenibile», rivela Daniele Riva. Dieci anni fa è nato così Ernesto, il primo e-commuter del lago di Como. Questo prototipo, costruito con il supporto dell’architetto Germán Mani Frers e dell’ingegner Carlo Bertorello, inserito nel progetto Slow Commuter finanziato da Regione Lombardia, è stato pensato e progettato per avviare un percorso di innovazione nella nautica. «Abbiamo recuperato i disegni delle “vaporine” storiche di Villa d’Este, realizzando una carena moderna adatta all’elettrico. L’imbarcazione ha iniziato così a funzionare come navetta per i clienti degli alberghi. Conservo ancora il disegno originale, realizzato sul retro del conto di un bar. Dopo varie simulazioni e aggiustamenti, il risultato finale è stato sorprendentemente vicino a quello schizzo». A fine settembre è stato presentato un nuovo esemplare elettrico, con sovrastruttura in vetro e carbonio, firmato da Frers, con la collaborazione di Bertorello e Patricia Urquiola. Tra tutte le barche realizzate, difficile scegliere per Daniele quella a cui è più affezionato: «Rispondo sempre “la prossima”, perché guardo sempre avanti». Intanto, pare proprio che la nona generazione del Cantiere stia scaldando i motori. «Mio figlio Stefano studia disegno navale a La Spezia. Mia figlia Sara, al quinto anno di liceo artistico, ha un talento naturale per l’arte, che è fondamentale in questo lavoro. Ma io non impongo nulla, devono essere liberi di scegliere, anche perché questo mestiere si sposa con la vita solo se viene dal cuore».

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Andrea Bertuzzi

Andrea Bertuzzi

Caporedattore di The Good Life Italia, ha maturato una lunga esperienza nel settore luxury. Collabora, fra gli altri, con Domus e Fondazione Dynamo. Conduce dal 2017 il Dreamers Day, evento dedicato ai sognatori. Ha scritto il libro per bambini Artùpertu con Enrica al museo, in collaborazione con il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia.

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