“Impara le regole come un professionista,
affinché tu possa infrangerle come un artista”
Questa affermazione, attribuita a Pablo Picasso, è la migliore descrizione del modo di pensare e operare del ceramista (artista/artigiano) Maurizio Tittarelli Rubboli. Maurizio rappresenta oggi la grande tradizione della sua famiglia: il bisnonno fondò la manifattura che introdusse nel territorio di Gualdo Tadino, nella provincia di Perugia, una tecnica che ha sempre stupito per i suoi “procedimenti alchemici” e per le sue vibrazioni cromatiche.
Custode e innovatore dell’antica tecnica del lustro, Maurizio Tittarelli Rubboli rinnova una tradizione familiare centenaria, dando forma a ceramiche che uniscono ricerca tecnica, sensibilità artistica e visione contemporanea.
Usando antichi forni ottocenteschi “a muffola”, dove i pezzi vengono cotti a terzo fuoco, gli oggetti, dalle forme semplici, ci aiutano a guardare, o meglio ad ammirare, i particolari riflessi di oro, blu cobalto, verde ramino, giallo ocra… che questa tecnica offre. Una spettacolare quantità di colori che vibrano al riflesso della luce. È la tecnica del “lustro”, che Maurizio Tittarelli usa con la maestria dei pionieri di quest’arte, già praticata alla metà dell’Ottocento dal suo bisnonno. Già nel Cinquecento erano stati sperimentati per la prima volta i particolari forni per ottenere certe iridescenze, e quindi da quella tradizione sono stati poi costruiti tre secoli dopo quelli della famiglia Rubboli. Una tradizione, quella della lavorazione della ceramica, che sembra sia nata e si sia sviluppata dalla Persia alla Mesopotamia, fino ad arrivare in Italia nel Cinquecento, stimolando veri capolavori; poi scomparve, per essere ricoperta nella seconda metà del XIX secolo.
Si può dire che la formazione di Maurizio Tittarelli inizi fin dalla nascita: a 26 anni realizza la sua prima opera, recuperando tutta la tradizione familiare, la maiolica a lustro di tradizione mastrogiorgesca. Tittarelli ne fu ossessionato nel suo lungo percorso di ricerca tecnica ed estetica. L’arte del maestro non è però solo conoscenza, capacità e fedeltà alla tradizione ma è anche, e soprattutto, capacità di saperla rinnovare.
Maurizio Tittarelli rappresenta oggi, per gli studiosi di questa antica arte, l’esempio di un creativo/artigiano che, pur operando all’interno della tradizione mediterranea che ha ereditato, sperimentato e comunicato, convinto del valore delle sue opere, è capace di confrontarsi con l’alta sperimentazione delle più varie tradizioni del craft europeo. Le sue ceramiche, dalle forme semplici, ci riportano alla consapevolezza di un valore lontano dalle esperienze cui il mondo di oggi ci sottopone, fatte di oggetti “estremi”, di cui non percepiamo gli effetti e la durata, non conoscendo le conseguenze della loro fine e della loro sepoltura; le ceramiche, invece, nascono dalla terra e morendo torneranno alla terra. Tittarelli ne è perfettamente consapevole, e guarda con affetto le sue opere, immaginandone una lunga vita, per la gloria della tradizione di Gualdo Tadino. Le sue forme essenziali dimostrano la continua capacità di trasferimento e di dilatazione: da una parte verso la scultura, e dall’altra verso il design, con uno “sguardo innamorato” verso la pittura. Segni, suggestioni, atmosfere che nascono dai segreti della bottega tramandata di padre in figlio, e confermano l’evidente attaccamento al territorio. Questi i caratteri delle opere di un maestro che si ostina a sperimentare, nello sforzo quotidiano di guardare alla tradizione della sua famiglia e allo stesso tempo entrare nella contemporaneità.
Ciotole, vasi, brocche, candelabri, piatti, mattonelle sono forme sobrie che esaltano la lavorazione del lustro, a cui si aggiungono opere come L’amore è un cubo, che meglio rappresenta la combinazione tra forma, colore e decorazione, e Gloria Mundi, sculture sferiche realizzate sempre con la tecnica del lustro, ma caratterizzate da una superficie ruvida, imperfetta, “tormentata”, completate dall’inserimento di un piccolo specchio tondo a evocare un “globo oculare” nel tentativo metaforico di rivolgere lo sguardo verso l’infinito.
Il Museo Opificio Rubboli, voluto da Maurizio, che contiene tutte le esperienze della storia della sua famiglia di ceramisti, rappresenta l’orgoglio di questo artista del lustro; un museo che è nato per non disperdere un prezioso patrimonio artistico per la città di Gualdo Tadino, per l’Umbria e per l’Italia.







