Nel 1930 la Cartografica Visceglia di Roma, fondata l’anno precedente da Vincenzo Visceglia, pubblica la sua prima Guida Toponomastica di Roma. «A quel tempo», ci racconta sua nipote Laura Ottaviani che oggi gestisce la storica attività, «mancava una planimetria come la voleva il nonno: innovativa, perché era la prima suddivisa in tavole, precisa fino all’indicazione dei numeri civici e disegnata interamente a mano».
Dal disegno a china alle carte digitali personalizzate, nella Cartografica Visceglia si conserva un patrimonio unico di precisione e memoria. Mappe che guidano attraverso luoghi ed epoche, mantenendo sempre viva l’anima artigiana.
In quegli anni, Cartografica Visceglia era uno dei pochissimi laboratori – meno di una decina in tutta Italia – in grado di realizzare professionalmente carte geografiche. È Laura a illustrarci il processo creativo: «Creare una carta geografica prevedeva il coordinamento di diversi mestieri manuali. Il primo era il disegno con la penna a china, realizzato su fogli trasparenti di acetato che venivano sovrapposti alle aerofotogrammetrie [le foto aeree del territorio da disegnare, ndr]. Poi, sempre con il pennino, si aggiungevano dettagli come i nomi dei luoghi, che talvolta richiedevano sopralluoghi per verificare le informazioni. Una volta asciugato il disegno, era possibile fare le correzioni eventualmente necessarie mediante lametta e venivano realizzate le varie campiture con l’utilizzo del rosso coprente, un colore per volta. Infine, si incidevano le lastre per andare in stampa». Si trattava insomma di un processo interamente manuale, che richiedeva più giorni e presupponeva anche la padronanza di un preciso linguaggio, fatto di simboli e convenzioni.
«Erano forse carte imperfette rispetto a Google Maps, ma sicuramente non sono mai state anonime come quelle degli strumenti digitali contemporanei», aggiunge Laura con il giusto orgoglio. Le storiche carte Visceglia hanno una bellezza che non nasce da un intento artistico. Il nonno, ci spiega Laura, preferiva anzi assumere chi usciva dal liceo scientifico rispetto a chi aveva frequentato l’artistico, e durante la guerra assumeva prevalentemente manodopera femminile, non solo perché gli uomini erano impegnati al fronte, ma anche perché erano meno precisi e puntuali rispetto alle donne. Donne che, dopo di lui, hanno interamente gestito l’attività da lui fondata: prima la figlia Rosangela, poi la nipote Laura.
Come ha fatto Cartografica Visceglia a sopravvivere all’avvento dei GPS, dei navigatori, delle carte digitali, trovando una sua collocazione nel mondo contemporaneo dominato dal digitale? La rivoluzione si compie quando, per la prima volta, Laura e sua madre decidono di usare il computer, che era già entrato in laboratorio negli anni Ottanta, per disegnare digitalmente una carta stradale dell’Italia. «Non ci siamo mai fatte spaventare dalla sperimentazione, dalla necessità di innovare. Usavamo già il computer per scopi diversi dagli anni Ottanta, poi nel 1996 abbiamo disegnato la prima mappa digitale. Si chiudeva un’era, ma si aprivano nuove opportunità: il lavoro restava manuale, ma l’artigianato diventava digitale, con indubbi benefici come la possibilità di introdurre più elementi e informazioni, di effettuare facilmente le correzioni, di stampare in grandi dimensioni. Soprattutto, però, ci si presentava l’opportunità di passare a un servizio completamente sartoriale, personalizzando le carte a seconda del cliente, che aiutiamo sempre a trovare le soluzioni più adatte alle proprie esigenze».
Personalizzazione e creatività sono così diventate le parole chiave di una bottega che, nonostante l’evoluzione tecnologica, riesce a conservare ancora e con successo la propria anima artigiana. Non è manuale solo il disegno sulla tavoletta grafica, ma anche tutto quello che ne può nascere: elementi d’arredo, oggetti decorativi, gadget. Tutti gli oggetti vengono realizzati in collaborazione con una rete di artigiani che padroneggiano le lavorazioni necessarie a trasferire le carte personalizzate Visceglia – vecchie o nuove, standard o create ad hoc – sui diversi supporti. Nell’offerta contemporanea del laboratorio non ci sono solo gli oggetti, ma anche le esperienze, come i tour guidati di Roma che portano i turisti a scoprire, con le vecchie mappe Visceglia alla mano, i cambiamenti della città, i luoghi che non esistono più o che si sono trasformati in qualcosa di diverso e nuovo. Questi viaggi nello spazio e nel tempo sono possibili solo grazie allo straordinario Archivio Cartografico Visceglia – già dichiarato archivio storico di particolare interesse dal Ministero della Cultura – che conserva tutte le carte e i lucidi provenienti dalla lunga storia del laboratorio: un patrimonio monumentale di memoria, indispensabile per affrontare tutte le prossime sfide che il laboratorio si porrà. «Non sono nostalgica, ma solo il passato ci può raccontare la storia e l’evoluzione del territorio», ci insegna Laura. Proprio come scrisse suo nonno nel 1942: «Nessuna paura del futuro, nessuna venerazione del passato. Chi teme l’avvenire e l’insuccesso, limita la sua attività. L’insuccesso è soltanto un’occasione per ricominciare in modo più intelligente».










