Carlos Tieppo mi accoglie alla sartoria del Teatro La Fenice, da lui diretta con totale dedizione dal 2005. Sorridente e scherzoso, inizia a raccontarmi la sua storia di viaggiatore solitario. L’energia che trasmette questo grande maestro, dotato di estro, tanta esperienza e una vasta cultura, è quella di un giovane uomo aperto alle sfide, curioso e innamorato del proprio mestiere.
Dall’Argentina ai grandi teatri europei, un maestro della sartoria costruisce costumi con un metodo unico, fatto di miniature, ricerca e precisione. Un sapere che unisce culture, tecnica e dedizione quotidiana.
Nato in un piccolo villaggio rurale in Argentina, Carlos Tieppo è figlio di immigrati di origine italiana, piemontese e veneta. Oggi ricorda che in quel contesto, lontano dalle luci dei grandi teatri, la radio trasmetteva l’Opera mentre il padre gli raccontava storie di famosi cantanti, apprezzati prima di lui da suo padre e suo nonno. Forse è proprio questo primo bagaglio, la passione che gli ha trasmesso, a prepararlo per il futuro.
Il primo viaggio del giovanissimo Tieppo ebbe come meta il Perù e in seguito la Colombia, dove visse un anno, frequentando assiduamente gli artigiani autoctoni che confezionavano meravigliosi abiti tradizionali. In questo contesto testò la sua manualità e rientrato in Argentina iniziò a ricamare il suo sogno: sin da bambino aveva immaginato di vivere a Parigi. Ne aveva parlato più volte al nonno piemontese, che lo canzonava. E invece… nel 1980 Carlos partì alla volta di Parigi. Considerato un po’ argentino, un po’ italiano, dovette imparare a orientarsi in un contesto culturale differente, studiando la lingua e imparando il mestiere lavorando. Nella Parigi degli anni Ottanta erano attivi numerosi teatri, con molte produzioni e per farsi conoscere iniziò creando costumi per piccole compagnie latinoamericane. In Francia esistevano scuole specializzate per i mestieri di sartoria e non avere un diploma si rivelò un grande ostacolo. Tieppo si dovette destreggiare, accettando piccoli incarichi, a volte solo di stiratura o riparazione. Il percorso fu lungo e precario, ma ogni esperienza fu un’opportunità di apprendimento. Grazie al passa parola arrivò infine la possibilità di lavorare per un giovane costumista francese. Questo gli permise di inserirsi nell’ambiente, seguire uno stage di quattro mesi che gli aprì le porte delle migliori sartorie teatrali. Fu chiamato a far parte dell’atelier per la creazione dei costumi per la prima assoluta del musical Notre Dâme de Paris. Lavorò a progetto per il teatro Mogador, l’Opéra-Comique, il teatro di Chaillot e altri ancora, e finì il suo percorso all’Opéra Bastille, che lo assunse stabilmente in sartoria. Saltuariamente collaborava con altri teatri e nel 2004 fu assistente per i costumi de La pia dei Tolomei e una seconda produzione in Fenice. Nel 2005 ricevette inaspettatamente la proposta di trasferirsi a Venezia per creare internamente l’atelier di produzione di costumi di scena del teatro La Fenice, riaperto dopo la ricostruzione nel 2003. Sorpreso e stimolato da questa nuova sfida decise di accettare un contratto di sei mesi per provare… da allora sono trascorsi vent’anni!
La vita di Tieppo a Venezia è inscindibile da quella della sartoria, composta da una piccola équipe affiatata che realizza creazioni di altissimo livello, apprezzate, premiate e stimate dai massimi esperti e da registi importanti. Per lui, è essenziale lavorare in armonia. Per le numerose produzioni di cui ha ideato e realizzato gli abiti di scena, ha elaborato un originalissimo metodo: i costumi sono direttamente creati, tagliati, cuciti in miniatura e indossati da piccoli manichini di legno. Queste presenze curiose, con abiti e accessori elaborati, minuziosamente confezionati, sono il risultato di un lavoro attento di ricerca e di sintesi che richiede tempo e dedizione. Il regista, al momento di approvare il progetto, non si trova davanti a schizzi e campioni di tessuto, ma si confronta con dei personaggi tridimensionali, che può immaginare in scena, in movimento. Le caratteristiche e necessità dei singoli cantanti che indosseranno i costumi fatti su misura sono prese in attenta considerazione. Iniziando dalla creazione dei corset o corsetti settecenteschi. Tieppo è un maestro nel dare forma a questo elemento nascosto, fondamentale per i cantanti lirici, che struttura dall’interno il costume.
Carlos Tieppo ha posato a Venezia il suo bagaglio fatto di esperienza, sensibilità e cultura, di creatività e di competenze tecniche che coprono tutti gli aspetti del mestiere, dallo stilismo alla sartoria, incluso il taglio, la cucitura e finitura e il ricamo. Desideroso di trasmettere il suo sapere, vive giorno per giorno, impiegando tutte le risorse nella creazione in corso, senza nostalgia. Da buon viaggiatore è concentrato sull’oggi e sul domani. Lo lascio mentre è assorto nel taglio di un mantello in miniatura per l’Ottone in villa, opera di Antonio Vivaldi per cui ha immaginato costumi in stile epoca romana “un po’ Hollywood” con drappi, piume e cinture.










