Nel 1786 un viaggiatore molto particolare arrivò in Italia: Goethe. La sua visita a Venezia avrebbe avuto un impatto molto importante sulla sua successiva produzione: la sua Teoria dei Colori, opera ibrida tra arte e scienza, pare sia stata profondamente influenzata dalla sua analisi della pittura veneta, e da quelle Nozze di Cana che il Veronese dipinse per il refettorio del monastero di San Giorgio Maggiore.
“L’occhio si educa secondo gli oggetti, che è assuefatto a vedere dall’infanzia; ecco perché il pittore veneziano deve necessariamente vedere tutto più luminoso e più sereno. Noi non possiamo rappresentarci nei nostri Paesi uno spettacolo così letificante”, scrisse il poeta, accomiatandosi dalla città lagunare.
Dalla Venezia di Goethe a Homo Faber 2026, un viaggio nella luce come materia, ispirazione e linguaggio del saper fare. Tra maestri d’arte, colori, trasparenze
e creazioni d’eccellenza, un numero dedicato alla forza creativa che continua a illuminare il nostro tempo.
Ed è proprio a questo modo luminoso e sereno di vedere la vita, attraverso il prisma del talento, che dedichiamo questo nuovo numero di Mestieri d’Arte & Design: arti, artisti, mestieri e maestri che la luminosità la plasmano come materia, per tradurla in oggetti che rischiarano il mondo e accendono
di bagliori le nostre case, oltre che i nostri sguardi.
Lampadari o candele realizzati per incanalare la luce attraverso l’opera della mano; lustri e finiture che fanno risplendere la materia; colori, sfumature, trasparenze create ad arte per far sì che i raggi creino effetti sempre nuovi; i maestri scelti per questo numero fanno scaturire scintille creative dai loro gesti, e con le loro creazioni firmano un alfabeto di senso che brilla per originalità e creatività.
Un alfabeto che Es Devlin, artista britannica e visionaria creatrice di scenografie per i più importanti plachi scenici del mondo, ha portato a Venezia per l’edizione di Homo Faber 2026: per la sua quarta edizione, la kermesse internazionale dedicata all’alto artigianato creativo e contemporaneo ha infatti chiesto alla direttrice artistica di trasformare la Fondazione Giorgio Cini in un’isola di luce. Quindici mostre e installazioni, settecento oggetti, cinquecento artigiani selezionati in oltre 70 Paesi del mondo faranno risplendere con il loro talento le sale e i chiostri dell’ex convento di San Giorgio Maggiore, a Venezia, immersi nel filo narrativo, poetico e autenticamente luminoso immaginato da Es Devlin.
E chissà che Goethe, osservando di nuovo le Nozze di Cana nel Cenacolo palladiano esaltate dallo splendore degli oggetti in mostra, tra i mille colori sfolgoranti dei materiali e delle tecniche, non si congratuli con sé stesso per la sua intuizione ancora attuale: l’occhio si educa attraverso gli oggetti.




