Quando la tradizione passa attraverso le mani di un sapiente maestro artigiano, allora nascono gli oggetti più straordinari. È il caso degli specchi che Paolo Zornetta realizza vicino a Venezia, nel suo laboratorio di Oriago, veri capolavori di estro e precisione ormai richiesti in varie parti del mondo, dall’America al Kuwait, da Cipro a Parigi. «Sono rimasto affascinato dal vetro guardando mio nonno che era un mago nel realizzare i lampadari», ci racconta l’abile artigiano. «Nel suo laboratorio molava le coppe in vetro di Murano con grande maestria. Poi quando ha iniziato a incidere gli specchi ho capito che quella era la mia vera passione». Così Paolo inizia giovanissimo a studiare le varie tecniche di lavorazione, a documentarsi sui motivi decorativi delle diverse epoche. E soprattutto apprende l’utilizzo del tornio col braccio filettato sul quale si inseriscono le ruote. «Ho circa una cinquantina di ruote di arenaria abrasiva che utilizzo a seconda dei disegni e delle profondità che voglio ottenere», racconta il giovane maestro. «Io inizio sempre col disegnare a mano con un pennarello lo specchio che voglio realizzare: si parte dal vetro grezzo. Ho un falegname che realizza su misura i telai sui quali appoggio gli specchi, che vengono poi argentati una volta incisi. Per le incisioni bisogna saper dosare la forza ed è essenziale il movimento dei polsi». Questa è la vera bravura che distingue gli incisori, la precisione del gesto calibrato.

I suoi specchi sono di vari modelli e dimensioni, personalizzabili su ordinazione. «Gli specchi francesi sono caratterizzati da incisioni lucide, mentre quelli veneziani hanno incisioni opache. Spesso li abbellisco assemblando rosette e canne di Murano che mi procuro da una fornace, oppure unendo piccoli decori. Realizzo quasi tutto su ordinazione. Pensi che mi è capitato di realizzare un grande specchio di 3 metri che mi è stato commissionato per un emiro del Kuwait, confida Zornetta. «L’imballo per la spedizione è stato impegnativo, ma lo specchio è arrivato sano e salvo», conclude sorridendo lo straordinario artigiano.




