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Relight Venice

Calle Zancani, Cannaregio, 2430 - 30121 Venezia

Nella zona di Cannaregio c’è una piccola bottega-salotto che accoglie i visitatori tra candele variopinte, saponi dalle forme inusuali, specchi e comode poltrone. È il quartier generale di Michela Bortolozzi, artista artigiana che ha dato vita a Relight Venice, una poetica realtà che ha lo scopo di ridare luce alla sua città natale e di creare rete. Ci racconta la vulcanica architetta: «Dopo la laurea all’Accademia di Belle Arti mi sono allontanata da Venezia perché non riconoscevo più i luoghi che avevo tanto amato. Troppi turisti in branco, troppa merce dozzinale di dubbia provenienza che nulla aveva a che fare con le nostre tradizioni. Così sono partita, ho viaggiato in Sud Africa, Palestina, Marocco, dove ho collaborato con artigiani e designer locali, sperimentando tecniche di lavorazione sui diversi materiali. Poi è arrivato il Covid e sono tornata a casa. Qui, nel silenzio di una Venezia semi deserta, ho pensato di creare un’attività che restituisse luce alla città e alle sue tradizioni». Una vera missione d’amore, la sua, per avvicinare i visitatori alla bellezza della città attraverso oggetti che riproducessero i particolari gotico-floreali che la caratterizzano.

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E consentissero loro di portare a casa un souvenir d’ispirazione architettonica, come ai tempi del Grand Tour. «Il mio primo manufatto è stato un grande lecca-lecca di zucchero che riprendeva le forme architettoniche veneziane, un sogno di bambina quando immaginavo una Venezia wonderland di zucchero. Poi è nato il progetto delle candele. Sono tutte realizzate con ceri recuperati dalle chiese (ce li portano i frati), fusi insieme a pastelli colorati e inseriti in stampi creati a mano». Anche i supporti provengono da materiale di recupero: quelli in legno sono i residui delle forcole delle gondole, mentre quelli in ottone provengono dalla Fonderia Artistica Valese. «Le mie creazioni sono realizzate con materiali locali di recupero oltre che sostenibili, con l’intento di supportare e preservare il territorio. Mi piace trasmettere i segreti del mio mestiere, per questo tengo corsi in laboratorio, compresi quelli sulla modellazione dell’argilla, le creazioni degli stampi, la confezione delle candele. Li frequentano anche i turisti di passaggio che poi portano a casa le loro creazioni». Ma i suoi progetti visionari non finiscono qui. Per sostenere il tessuto sociale della sua città, una parte della produzione avviene nel carcere femminile della Giudecca nell’ottica delle attività rieducative. Michela tiene un corso di formazione per le detenute che in questo modo possono avere piccoli introiti con le candele e i saponi da loro stesse realizzati. Anche a Marrakech, ha organizzato delle attività artigianali, facendo lavorare insieme anziani artigiani e bambini di strada. Rivolto alle donne è invece il suo ultimo progetto di realizzare giacche e vestiti in lino e cotone, ricamati. Il suo motto: Wherever you are, feel local.

 

Stefania Montani

Stefania Montani

Giornalista, ha pubblicato tre guide alle botteghe artigiane di Milano e una guida alle botteghe artigiane di Torino. Ha ricevuto il Premio Gabriele Lanfredini dalla Camera di Commercio di Milano per aver contribuito alla diffusione della cultura e della conoscenza dell'artigianato.