La massima espressione della bellezza e dello splendore, ovvero Venezia e le sue terre, e la più alta rivelazione del talento umano, ovvero la maestria artigiana, hanno una cosa in comune: avrebbero già dovuto scomparire da tempo. Perché sono imperfette, scalene, dispendiose, persino difettose, se la perfezione si misura con il gelido metro dell’efficienza.
Ma se invece si cambia unità di riferimento, e si passa dal furore di una modernità senz’anima alla poesia di una contemporaneità che parli di noi, la prospettiva si inverte: ed ecco che la bellezza, lo splendore, il talento si incontrano appunto nella poesia di oggetti che resistono allo scorrere del tempo non perché sono formalmente perfetti, ma perché sono significativi e umanamente evoluti. Appunto, poetici: e non prosaici.
La vera bellezza non nasce dalla perfezione, ma dalle tracce lasciate dalle mani. Gli oggetti dei maestri artigiani custodiscono tempo, cura e umanità, invitandoci a riscoprire il valore del fare e a immaginare un futuro in cui autenticità e talento continuino a generare bellezza.
Una poesia non certo priva di labor, come ben potrebbero raccontare i maestri artigiani: ma è un labor necessario, adamantino, lontano dalla cieca fatica d’insetto che diventa disumanizzante e omologante, quando applicata alle azioni umane. Una poesia che, come tutto ciò che è concentrato e potente, si declina in forme sempre diverse: forme lontane dalla serialità, dalla dozzinalità, dalla banalità.
Nella loro apparente semplicità, o nella loro maestosa rarità, gli oggetti creati dagli artigiani propongono un efficace antidoto all’opacità dei nostri giorni: ritrovare la felicità del fare. E anche, perché no, ritrovare in questi oggetti un modo per esprimere sé stessi e la propria autenticità, rifiutando dunque l’imposizione di dogmi stilistici che hanno la triste sterilità dell’anonimato, significa riprendere consapevolezza dei propri sogni, e permettere ai nostri desideri di godere dello splendore che nasce dai gesti generosi delle mani.
Scoprire quali segreti si celino dietro l’apparente imperfezione che il lavoro delle mani, a volte, imprime a un oggetto significa lasciare che lo stupore della bellezza risvegli in noi l’anelito alla rinascita, per investire in un futuro più umano: un futuro fatto ad arte, con cura e passione, come ogni Homo Faber auspica per sé stesso.
La Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship e la Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte investono e si impegnano perché questi oggetti, che ci incantano e ci ispirano, possano sempre rappresentare non solo un simbolo dello splendore passato, ma anche la direzione più saggia per uno straordinario futuro.
Che nasca da tutti noi, artefici consapevoli di una bellezza collettiva, in cui ciò che le mani imprimono alla materia non sia visto come imperfezione, ma come il segno di ciò che siamo davvero: individui unici in grado di sognare, e di trasformare i sogni in realtà.




