Emozioni di luce

di Francesco Rossetti Molendini

fotografie di Courtesy Mariano Light

pubblicato su Mestieri d’Arte & Design. Crafts Culture n. 33 settembre - 2026

L’estate scivola lentamente verso la sua fine, ma ci sono luci destinate a restare accese ben oltre la bella stagione. Basta attraversare la piazza di un paese del Sud Italia durante una festa patronale: gli occhi si alzano verso il cielo e, tra archi luminosi e geometrie che sembrano ricamare la notte, lo stupore diventa immediato. Dal latino lumen, luce: è da questa radice antica che prende forma un sapere fatto di mani, visione e memoria collettiva, che Mariano Light – a Corigliano d’Otranto, nel cuore della Grecìa salentina – continua da generazioni a tramandare e reinterpretare attraverso l’arte delle luminarie.

Dalle feste patronali del Salento alle installazioni per il lusso internazionale, Mariano Light reinterpreta l’arte delle luminarie, intrecciando tradizione familiare, innovazione tecnica e cultura
del progetto.

Dal 1898, quando Salvatore Mariano avviò la sua attività di “paratore” (le antiche “parazioni” erano strutture decorate con fiori, cartapesta, tendaggi e lumi a olio, antesignane delle moderne luminarie) la storia dell’azienda è passata attraverso il figlio Eliseo, fondatore della F.lli Mariano nel 1946, fino a Lucio Mariano, protagonista dell’evoluzione contemporanea dell’impresa a partire dal 1986. Oggi la tradizione prosegue con la quarta generazione, rappresentata da Giulio e Simone Mariano, impegnati nel portare avanti il patrimonio familiare con una visione orientata all’innovazione, alla progettazione su misura e alla valorizzazione delle luminarie artistiche in contesti urbani, commerciali e internazionali. «La luminaria nasce come architettura effimera, pensata per vivere pochi giorni in occasione di feste patronali o processioni religiose. È un modo per trasformare lo spazio pubblico, per dare a una strada o a una piazza una veste straordinaria.

 

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Quando entra nel mondo del design, dell’arte, dell’hospitality o del lusso, cambia invece il tempo della sua presenza: non è più soltanto un’opera destinata a essere montata, fruita e smontata, ma diventa un segno capace di abitare uno spazio in maniera più stabile», racconta Lucio Mariano. Cambia quindi anche il rapporto con il luogo: «Per noi significa prestare ancora più attenzione ai materiali, alla durata, alla manutenzione e all’equilibrio tra decorazione e funzione. Tuttavia, la mission resta la stessa: una luminaria deve emozionare. Che sia accesa per tre giorni durante una festa popolare o che diventi un’installazione permanente, deve conservare la capacità di meravigliare il pubblico». Nella storia di Mariano Light colpisce il dialogo tra innovazione tecnologica e memoria manuale, dai lumini a olio ai sistemi RGB interattivi. Eppure ci sono gesti che gli artigiani non hanno mai voluto cambiare: «La costruzione di una luminaria non è mai soltanto un processo industriale. C’è sempre una componente manuale: la scelta della forma, il controllo delle proporzioni, l’assemblaggio del legno, la verniciatura, la cablatura, la cura del dettaglio. Uno dei saperi più importanti è la capacità di immaginare l’effetto finale nello spazio, la resa della luce, il rapporto tra pieni e vuoti. È una competenza che si acquisisce sul campo, lavorando accanto a chi ha più esperienza. La tradizione vive proprio in questo equilibrio: innovare senza cancellare la memoria».

 

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Chi guarda una luminaria non deve pensare ai cavi o alle strutture di sostegno: deve vivere un sogno. Le luminarie salentine hanno sempre avuto una funzione collettiva, riunire una comunità nello spazio pubblico, e questo accade ancora oggi: «Viviamo in un’epoca in cui molte esperienze passano attraverso uno schermo, in modo individuale e veloce. I nostri progetti, invece, invitano le persone a uscire, incontrarsi, a guardare insieme. Oggi tutto viene fotografato e condiviso sui social, ma il primo momento resta “fisico”: bisogna essere lì, davanti alla luce, dentro lo spazio illuminato». Nel corso degli anni sono state numerose le commesse firmate dalla famiglia leccese: installazioni per sfilate e allestimenti per Maison come Fendi, Dolce & Gabbana, Kenzo, Pomellato e Bulgari, oltre a progetti internazionali dalla Spagna alla Svizzera, passando per il Qatar fino al Giappone. Ma restano nel cuore anche le grandi feste popolari, da cui tutto è partito: «Penso all’albero con effetto vetro realizzato sulla scalinata di Trinità dei Monti a Roma, al gigantesco serpente luminoso interattivo e autoportante creato a Singapore o a una festa di fidanzamento a Bangkok, con luminarie alte 28 metri installate su una piattaforma galleggiante. Progetti diversi, che raccontano una tradizione locale capace di parlare un linguaggio contemporaneo e internazionale, senza perdere la propria anima».

 

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Ma cosa rappresenta oggi una luminaria per il titolare Lucio Mariano? «È un oggetto artistico, un segno identitario che racconta il Sud e il territorio di Lecce. È un’eredità culturale che porta con sé il lavoro delle nostre maestranze artigiane. Per me rappresenta continuità familiare, profumo di legno, attesa del momento dell’accensione. Un mix di fatica, responsabilità e orgoglio». La luminaria è forse l’ultima grande arte popolare capace di unire fede, artigianato e meraviglia. Quando la luce si accende – molte e colorate lucine, in realtà – smette di appartenere solo a chi l’ha realizzata e diventa di tutti.

Francesco Rossetti Molendini

Francesco Rossetti Molendini

Francesco Rossetti, laureato in Lettere e in Design degli Interni, coordina presso la Fondazione Cologni il Premio MAM-Maestro d’Arte e Mestiere, riconoscimento biennale ‘indipendente’ che valorizza la straordinaria opera di alcuni dei più significativi protagonisti dell’alto artigianato italiano. Collabora alla redazione del magazine Mestieri d’Arte & Design. Crafts Culture; si occupa della stesura di articoli dedicati ai maestri d’arte per varie testate e siti.