Se Davide Medri, cinquantanove anni, si è innamorato ancora giovanissimo della luce è merito di una donna. La lei in questione, non è una donna qualunque, bensì la regale Galla Placidia. L’incontro con il mausoleo commissionato nel
V secolo proprio dall’imperatrice reggente, figlia di Teodosio e sorella dell’imperatore Onorio, porta Davide Medri a capire che la sua vita non sarebbe mai stata più la stessa, bensì tutta presa dal chiarore delle tessere dei mosaici.
Dai mosaici di Galla Placidia agli specchi contemporanei, Davide Medri indaga il rapporto tra vetro, luce e percezione. Un percorso artistico e spirituale in cui riflessi, frammenti e bagliori diventano strumenti di contemplazione.
«L’incantamento per quel luogo non è mai venuto meno. Del resto, ammirando quella volta con il suo cielo stellato si avverte tutta la forza ammaliatrice della magia», spiega Davide, «anche perché il soffitto basso, pervaso dal cielo blu cobalto e dalle infinite stelle dorate, ti porta a sentirti autenticamente a contatto con una dimensione spirituale potente. Da quell’emozione sono scaturite la mia volontà di conoscenza e la voglia di sperimentazione che ancora oggi mi guidano». Dopo aver terminato le esperienze formative all’Accademia Belle Arti di Ravenna e gli studi presso l’Istituto statale d’arte per il mosaico Gino Severini di Ravenna e il Centro di formazione professionale Albe Steiner, Medri decide di dedicare l’intera propria esistenza al mosaico, prima ravennate bizantino, poi contemporaneo con l’impiego di tessere di specchio. «Decisivo per me è stato sicuramente l’incontro con Bruno Rainaldi, figura pregnante nell’evoluzione del design che ha permesso a un ragazzo artisticamente ancora incerto d’indirizzare le proprie energie creative sul binario giusto», prosegue Davide. «Proprio quel flusso di fiducia ed energia mi ha portato a dare vita alle serie delle specchiere con la cornice tridimensionale interamente rivestita da un mosaico di specchi. Poi sono arrivati i tavoli chiamati Narciso, composti anch’essi da un tessuto di mosaico di specchi.
Per queste creazioni sono partito da una tessera posta nel loro centro, assai piccola, che ho immaginato replicarsi in una successione di cerchi concentrici a rivestire l’intero invaso del tavolo. Illuminato tramite diversi Led si trasforma in un pozzo di luce». Quest’uomo delicato e forte abita nel borgo di San Carlo adagiato sopra una collina del Cesenate, all’interno di mulino recuperato valorizzandolo nel suo stile razionalista.
La luce è chiaramente per Davide Medri compagna di vita e fonte d’ispirazione. «La considero un’entità divina, tramite
di comunicazione tra Dio e l’uomo. Quando guardo dentro
le mie opere, vedo il mio volto completamente frammentato, ma poi, all’improvviso, succede di cogliere l’iride dell’occhio in una tessera e allora resto stupito», confessa Medri che si dichiara profondamente religioso. «Questo perché non si comprende pienamente se è l’opera che ti guarda o sei tu che osservi lei. Pare, in quell’attimo preciso, che essa abbia un’anima; forse perché ancora dopo trent’anni realizzo le mie opere con molto amore e cura, come la prima volta».
Questa passione si denota sia nella serie delle sculture realizzate con un’anima in ferro, sulla quale si deposita un rivestimento di polistirolo, plasmato e levigato, ricoperto da un tessuto di tessere di specchio e vetro rosso; sia nella serie degli Specchi Segnali Stradali. Quest’ultima è una creazione assai divertita di Medri: «Ho voluto ridare dignità a questi oggetti seriali, togliendoli dalla strada per portarli nelle case con una veste che si rifà alla pop art. Li vedi sempre, ma non gli dai la giusta importanza», dichiara il designer. «Li ho presi, puliti, trasformati in pezzi di arredo che ti fanno compagnia. Penso che piacerebbero a Marcel Duchamp e ad Andy Warhol. Del resto, ogni volta che porto un mio oggetto in casa di un cliente mi accorgo di come cambi l’atmosfera dell’abitazione, proprio perché le mie tessere di vetro creano un rimando magico: quando un raggio di luce colpisce quegli oggetti, essi irradiano un chiarore stellato nell’ambiente, come un nimbo di frammenti luminosi che durante il giorno si sposta, grazie al variare della luce, senza che l’opera si muova».
L’energia di Davide Medri è adesso dedicata alla sua ultima creazione: interpretare alcune delle icone della storia dell’arte su forme specchianti. Poiché gli artisti amano sperimentare, Davide Medri ha avviato una ricerca anche nell’ambito dell’oreficeria con una serie di gioielli in bronzo e argento e pure nel campo della pittura con una serie di acquerelli di ampie dimensioni. In questi ultimi il principio del riflesso viene richiamato attraverso l’impiego della foglia d’oro. «In questa fase della vita mi sto divertendo molto. Prendiamo, ad esempio, questi acquerelli: la luce della notte li illumina naturalmente in un modo che definirei emozionante. Ecco, in loro vedo segni divini».








