A Murano esiste ancora una parola che possiede un peso quasi sacrale: maestro.
Non indica soltanto chi conosce una tecnica, ma chi ha attraversato il fuoco abbastanza a lungo da trasformare la materia in linguaggio. Essere maestro, qui, significa appartenere a una genealogia del gesto. Significa custodire una conoscenza che si trasmette non solo attraverso le parole, ma attraverso il corpo: lo sguardo, il ritmo delle mani, il tempo dell’attesa, la capacità di comprendere il vetro nel suo stato instabile e incandescente. Nel panorama contemporaneo, tuttavia, questa figura sembra attraversata da una tensione nuova. Il maestro non è più soltanto garante della tradizione: è chiamato a reinventarla.
A Murano, Fabio Fornasier raccoglie l’eredità dei grandi maestri vetrai e la reinterpreta con uno sguardo contemporaneo. Le sue opere esplorano le potenzialità del vetro attraverso forme essenziali, sospese tra memoria, sperimentazione e progetto.
Fabio Fornasier appartiene profondamente a Murano. Figlio del maestro Luigi Fornasier, figura storica dell’arte del lampadario muranese, capace di fondare oltre mezzo secolo fa una propria vetreria, Fabio cresce dentro una dimensione in cui il mestiere non è soltanto lavoro, ma linguaggio quotidiano, disciplina tramandata quasi per osmosi. Nella Murano di quegli anni la fornace è ancora un universo totale: un luogo duro, fisico, dominato del calore, dalla precisione del gesto e da tempi che non ammettono esitazioni. Il giovane Fabio osserva il padre e i maestri vetrai muoversi attorno al vetro incandescente come all’interno di una coreografia antica, fatta di esperienza, intuizione e controllo assoluto della materia. A sedici anni entra per la prima volta nella fornace paterna. È un passaggio quasi rituale. Il vetro, ancora liquido e luminoso all’estremità della canna gli rivela immediatamente la propria natura ambigua: fragile e resistente, imprevedibile e capace di trasformarsi continuamente sotto l’azione del fuoco. Da quel momento nasce un rapporto che non sarà mai soltanto professionale, ma quasi esistenziale.
La sua opera nasce dalla conoscenza radicale del mestiere, una conoscenza fisica, quotidiana, sedimentata negli anni trascorsi in fornace, ma rifiuta qualsiasi forma di virtuosismo fine a sé stesso. Il sapere tecnico non diventa mai spettacolo: tende invece a rarefarsi, a farsi quasi invisibile, come accade nelle opere più mature, dove la complessità del processo è nascosta dietro una forma essenziale. Questa è forse una delle qualità più rare del vero maestro: fare apparire naturale ciò che richiede una disciplina estrema.
Murano è da secoli “isola della luce”, non soltanto per la rifrazione unica del vetro lagunare, ma per una tradizione che ha saputo trasformare la sabbia e il fuoco in strumenti di conoscenza. Nella tradizione veneziana, il lampadario rappresenta l’emblema più riconoscibile del dominio tecnico. È il luogo della magnificenza, della proliferazione ornamentale, della luce come celebrazione. Per secoli, Murano ha costruito attraverso il lampadario la propria immagine internazionale: una geografia luminosa fatta di trasparenze, riflessi e teatralità. Fornasier affronta questa eredità con rispetto ma senza nostalgia.
La serie LU, uno dei nuclei più significativi della sua ricerca, segna in questo senso una svolta radicale. Qui il lampadario perde la ridondanza decorativa e si trasforma in struttura, in architettura luminosa. Non occupa semplicemente uno spazio: lo modifica. La tecnica e la ricerca poetica sembrano nascere dallo stesso gesto. Il sapere artigianale non è supporto dell’opera: è il luogo stesso del pensiero. Le opere di Fornasier sono state presentate in mostre e contesti internazionali legati al vetro d’arte e al design contemporaneo, contribuendo al rinnovamento dell’immagine di Murano come luogo di ricerca oltre che di tradizione. In questo senso, il suo lavoro restituisce anche una riflessione importante sul futuro di Murano.
Per decenni l’isola ha rischiato di essere percepita esclusivamente attraverso la lente della tradizione o del lusso decorativo. Artisti come Fornasier dimostrano invece come il patrimonio tecnico muranese possa ancora essere uno straordinario territorio di ricerca contemporanea.
Ho conosciuto Fabio Fornasier in concomitanza con la Biennale d’Arte 2005. Philippe Daverio ideò un padiglione italiano esterno alla Biennale, concepito come una reazione alla malattia dell’arte italiana, a un sistema che non dimostrava rispetto per la produzione artistica nazionale. Una sorta di contro-biennale. Alla Chiesa di San Gallo, a pochi metri da Piazza San Marco, furono convocati ben 1600 artisti che proposero ognuno un piccolo lavoro di 13×17 cm. Una specie di ex voto. Daverio si portò dietro un autentico esercito di artisti e artigiani giunti da tutt’Italia. Fabio Fornasier, allora quarantenne e già artista affermato, capì al volo l’importanza dell’evento e con incredibile generosità mise a disposizione la sua vetreria muranese ospitando per quattro giorni, su divani, poltrone e brande da campeggio, più di cinquanta persone che si muovevano con cautela fra le preziose sculture di vetro, senza mai romperne una. Prima di addormentarci non potevamo non notare sopra le nostre teste i meravigliosi lampadari fluttuanti come navicelle spaziali. Anch’io, in qualità di coordinatore, ero fra di loro. Sono passati più di vent’anni.
Fabio Fornasier ha tenuto seminari alla Gerrit Rietveld Academy di Amsterdam, al Royal College of Art di Londra, alla Pilchuck Glass School di Washington D.C. Ad Amsterdam ha ricevuto da Richard Meitner un insegnamento che tiene sempre ben presente: «voi muranesi avete una tecnica favolosa, ma tu cerca di essere essenziale».
Fornasier rappresenta la continuità di una tradizione familiare che si tramanda di generazione in generazione e oggi porta avanti questa eredità insieme ai figli Nicolò e Valentina. «Il mio progetto del cuore è diventare l’assistente di mio figlio Nicolò», confida il maestro. «Oggi è lui che assiste me, ma il giorno in cui potremo invertire i ruoli sarà quello in cui potrò riconoscere che è arrivato». •








