An Island of Light

di Alberto Cavalli

pubblicato su Mestieri d’Arte & Design. Crafts Culture n. 33 settembre - 2026

Può la luce scrivere parole, plasmare pensieri, suggerire emozioni? Può la luce far crescere ed evolvere il nostro cuore esattamente come fa con le piante, i fiori e i raccolti? Può, infine, la luce uscire dalle scienze dell’ottica e della fisica per diventare una filosofia, un prisma interpretativo di un modo nuovo di vivere e di creare? Es Devlin sa che la risposta a tutte queste domande è positiva, perché sa che la luce è l’elemento primordiale che genera non solo visioni, ma anche memorie. E in un’epoca in cui tutti, come ricordava Alessandro Mendini, cercano di raccontarci storie, il compito dell’artista è invece forse quello di aiutarci a formare memorie: un tesoro che il tempo non può corrodere.

 

Per Homo Faber 2026, Es Devlin trasforma l’Isola di San Giorgio Maggiore in un percorso tra luce, memoria e maestria artigiana, grazie a installazioni poetiche che raccontano il talento umano come forza capace di illuminare il presente.

 

Artista britannica nota proprio per il suo uso innovativo e suggestivo della luce, scenografa, autrice di spettacoli memorabili per Lady Gaga e Beyoncé ma anche raffinata protagonista dei più importanti teatri d’opera del mondo (le sue scene per il Tristan und Isolde, al MET Opera di New York, sono state acclamate come magnifiche), Es Devlin è la direttrice artistica dell’edizione 2026 di Homo Faber. È stata scelta dalla Michelangelo Foundation per dispiegare sull’Isola di San Giorgio Maggiore il racconto poetico ed eroico della maestria artigiana e artistica, articolata in più di 700 oggetti realizzati da quasi 500 maestri di oltre 70 Paesi del mondo.

 

MFO_A-Great-Turning_Homo-Faber-2026@Es-Devlin-STUDIO_80265653 MFO_A-Great-Turning_Homo-Faber-2026@Es-Devlin-STUDIO_80265654

 

E alla Fondazione Giorgio Cini, tra i chiostri e i giardini, tra le sale palladiane e le audaci architetture del ventesimo secolo, Es Devlin non ha portato solo una visione: ha portato una filosofia. Un modo nuovo di intendere il lavoro delle mani, soprattutto in un momento in cui l’intelligenza artificiale mette in discussione la necessità umana di creare. Un approccio radicale, in cui la bellezza del prodotto si moltiplica nello sguardo dei visitatori grazie al raffinato contesto in cui è immersa. Es Devlin, infatti, ha immaginato un Homo Faber che si dipana lungo 15 tappe, ognuna delle quali è un tributo al talento umano – certo – ma anche agli elementi che gli esseri umani sanno manipolare e plasmare con intuizione e maestria, immersi in una luce che non è soltanto bagliore, ma soprattutto poesia.
La curatela, affidata alla Michelangelo Foundation e supervisionata da Hanneli Rupert, si è dunque orientata verso le indicazioni che Es Devlin ha fornito per ciascuno dei 15 spazi. C’è la grande torre cinetica che presenta solo oggetti dalle forme bizzarre, quasi fossero ideogrammi o geroglifici, le cui ombre proiettano sulle pareti sillabe misteriose; c’è la mezzaluna che sorge sull’acqua dell’ex piscina Gandini e che all’acqua rende tributo, grazie a decine di vasi simili alle moon jars coreane; c’è uno spazio dedicato al legno e ai materiali che le mani intrecciano, e che sorgono dalla terra proprio grazie all’acqua e alla luce; c’è la celebrazione dell’aria attraverso decine e decine di uccelli, insetti e abitanti del cielo (reali o immaginari) che brillano dietro finestre ispirate alle architetture veneziane; c’è un banchetto di luce che si dispiega nel Cenacolo Palladiano; c’è il trionfo del colore, come se Goethe fosse ritornato al Convento di San Giorgio Maggiore per riprendere in mano la sua Farbenlehre; ci sono venti rintocchi silenziosi che vibrano non nell’aria ma nella materia, su pannelli realizzati da artigiani di tutto il mondo; ci sono capolavori delle arti applicate che dialogano con i maestri del fare, in una sala che sembra una manifattura settecentesca rivista in un sogno contemporaneo; c’è un grande arazzo che celebra le creature del mondo, c’è una lente monumentale che moltiplica le architetture della Fondazione Cini tra acqua e cielo, ci sono uccelli monumentali di carta che si librano sotto cieli di pietra.

 

MFO_Piscina-Gandini_Homo-Faber-2026@Es-Devlin-STUDIO_77192000 MFO_Es-Devlin-Art-Director©Victor-Picon_73143039

 

Ma soprattutto c’è la passione per le mani che lavorano: con la loro imperfetta inquietudine, con la loro appassionata determinazione, con le mille differenze di provenienza, formazione, esperienze ed età che però non cancellano l’elemento unificatore che Homo Faber da sempre celebra – la loro capacità di raccontare il talento, che è il dono più prezioso.
Ogni maestro scelto per Homo Faber rivela il suo dono attraverso la sua opera, o il suo gesto; ogni maestro offre al pubblico un accesso privilegiato al suo mondo creativo ed espressivo; ogni maestro rappresenta un’unicità che Es Devlin ha saputo valorizzare lavorando sui colori e sulle tonalità, sui materiali e sui riflessi, affinché gli occhi si nutrano senza che la mente sia sopraffatta, così che il bello non sia soltanto esteticamente rilevante, ma anche profondamente memorabile. E dunque utile, per illuminare nuovi percorsi a chi – magari giovane, magari fragile, magari insicuro – sa che quando l’oscurità si fa più fitta, solo la luce della bellezza può illuminare il cammino verso sé stessi, verso la propria felicità, verso quella “casa” che si raggiunge con il coraggio di una vita di impegno, lavoro e determinazione.
Perché, come dice Es Devlin, questo è il dono più bello che ogni homo faber porta nel mondo: il proprio talento, illuminato dalla luce della vita.

Alberto Cavalli

Alberto Cavalli

Alberto Cavalli è direttore generale della Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte. Laureato in Scienze Politiche presso l’Università Cattolica di Milano, giornalista e scrittore, collabora stabilmente con numerose riviste ed è autore di saggi e contributi editoriali. Dal 2014 è titolare della cattedra di “Mestieri d’arte e bellezza italiana” presso il Politecnico di Milano. Nel 2016 diventa executive director della Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship. È curatore generale di Homo Faber Event.