An alphabet of Objects

di Giulio Mazzoleni

pubblicato su Mestieri d’Arte & Design. Crafts Culture n. 33 settembre - 2026

Con An Island of Light, Es Devlin concepisce un percorso volto a illuminare l’espressione della creatività dei maestri d’arte di Homo Faber 2026. In questo contesto, lo spazio intitolato An Alphabet of Objects si distingue per un’indagine specifica sulla luce e sulla trasmissione della conoscenza. Si tratta di un allestimento che mette in gioco un elemento narrativo centrale della luce: l’ombra, intesa non come sua assenza, ma come effetto diretto della sua presenza e del suo impatto. Ne emerge una dualità che si configura come dispositivo comunicativo, capace di generare significato. Ecco, dunque, la proposta di un linguaggio visivo, formulato dall’accostamento di singole lettere, rappresentate da oggetti di altissimo artigianato.

 

Nella sala An Alphabet of Objects, Homo Faber 2026 esplora il legame tra luce, ombra e conoscenza. Attraverso una ricca selezione di creazioni d’eccezione provenienti da tutto il mondo, gli oggetti diventano le lettere di un linguaggio universale che celebra l’ingegno e l’espressività umana.

 

Questo alfabeto degli oggetti è presentato in una struttura circolare e in movimento, due aspetti ricorrenti nel linguaggio di Es Devlin, in particolare in occasione di Homo Faber. Tale scelta ha il preciso effetto di rappresentare la non staticità del processo di conoscenza. Una dinamica costante di evoluzione e rivoluzione posiziona il visitatore in un continuo cambio di prospettiva, a tutto tondo. In questo contesto si inserisce un nuovo elemento: la proiezione. Non solo quella metaforica, ma anche letterale: in un gioco di movimento e luci, gli oggetti esposti proiettano ombre sulle pareti, rappresentando nuove visioni degli artefatti stessi. Un chiaro riferimento a una tradizione ancestrale, quella dei giochi di ombre e delle incisioni rupestri. Tra le primissime espressioni non verbali e artistiche dell’uomo in epoca paleolitica, rappresentano anche alcune delle più antiche forme di intrattenimento. Un immaginario che richiama il mito della caverna di Platone, la presa di coscienza del valore suggestivo e illusorio delle ombre e il processo di esplorazione della conoscenza umana.

 

MFO_Dudlu_Siyabonga-Fani-Artisan©All-rights-reserved_79481043

 

È proprio tramite la costruzione di un linguaggio che si trasmette la conoscenza stessa. Il manufatto assume una duplice identità di segno linguistico: significante e significato, materia e senso del messaggio. L’intero allestimento è concepito per invitare i visitatori a “leggere” gli oggetti come se fossero lettere dell’alfabeto di un linguaggio del craft internazionale.
Le creazioni sono state scelte per le loro silhouette evocative, per la loro forza espressiva e per le mutevoli ombre che esse stesse possono proiettare. Una modulazione differente per ognuna di esse, in risposta alla luce, dalla più densa opacità alla massima trasparenza. La sequenza di trasmissione e interruzione della luce è essa stessa espressione intrinseca di quel linguaggio. I colori di ogni elemento esposto sono gradienti di ruggine, nero e crema, a rappresentare l’oscurità, la luce, la terra: gli elementi del contesto preistorico della nascita del linguaggio. Una collezione di centosessanta oggetti presentati in sequenza, su sette piani orizzontali.

 

MFO_Everything-is-Connected_Marta-Blanc-Artisan©France-Bellmas_79200479 MFO_CHINARA_Sandra-Munier-Artisan©All-rights-reserved_79987827

 

Sui livelli centrali, una selezione di ottanta creazioni di artigiani e designer da tutto il mondo: opere realizzate in materiali appartenenti alla nostra storia da secoli, se non millenni, come ceramica, porcellana vetrificata, fili di rame e di bronzo, carta, cotone, cera, oro, argilla. C’è naturalmente anche il legno in versioni ricercatissime, con opere elaborate dalla radica di ulivo, da un fossile di quercia di 6.500 anni fa o dalle radici di alberi caduti sulle montagne del Giappone.
In un dialogo tra passato e presente, questi capolavori invitano alla riflessione su valori eterni per la specie umana – l’identità, il dialogo, l’armonia, la cura, l’abbondanza, l’introspezione – in una rappresentazione di antichi e contemporanei rituali espressivi che riflettono il craft nelle sue molteplici forme.
Sui ripiani più alti, una collezione di inestimabile valore storico, con i manufatti della vetreria Pauly: una raccolta rappresentativa dell’azienda di antica tradizione di Murano, i cui tesori sono stati acquistati da iDogi, leader contemporanea nella produzione vetraria e nell’illuminazione. Eccezionalmente per Homo Faber, iDogi acconsente a mettere in mostra alcuni oggetti che non appaiono in pubblico da diversi decenni.
Sui ripiani più bassi, la narrazione si rivolge al futuro. La Casa d’Arte San Patrignano porta a Homo Faber le decorazioni su carta dei suoi laboratori artigianali: tutte creazioni ispirate all’universo botanico della comunità, in un connubio tra ambiente, lavoro e rinascita personale. Una collezione che restituisce appieno la riflessione sul valore comunicativo degli oggetti e il percorso di trasformazione e di riscatto umano.
An Alphabet of Objects attraversa il savoir-faire umano nelle sue molteplici declinazioni, restituendone, tra luce e ombra, una lettura che mette in scena la dimensione più concreta e universale dell’espressività umana.

 

MFO_Night-Flower_Andriy-&-Olesya-Voznicki-Artisan©All-rights-reserved_79268307 MFO_Finding-Balance_Driaan-Claassen-Artisan©All-rights-reserved_80018797 MFO_Clypeas_Racso-Jugarap-Artisan©All-rights-reserved_79284108

Giulio Mazzoleni

Giulio Mazzoleni

Curatore di eventi artistici e culturali, manager di artisti musicali, conferenziere e docente di music business, Giulio Mazzoleni è reporter dall’Europa per la testata americana Cool Hunting. Scrive di arte, design, cultura e musica. Il suo libro Madonna Songbook (2024) è edito da Antiga.