Per Bruno Amadi, nato nel 1946 a Burano e trasferitosi con la famiglia a Murano all’età di quattro anni, il vetro è stata più che una scelta un destino. Il padre, figlio di gondoliere, operava in fornace e come tutti i giovani muranesi di allora Bruno inizia a lavorare a undici anni, ma contrariamente ai suoi quattro fratelli e alla sorella, si appassiona all’arte del vetro per la vita. Ricordando quegli anni racconta che: «a partire dai quattordici anni, alla sera andavo a imparare da mio padre. Anche lui, di giorno era in fornace e la sera continuava a lume, da solo».
Da oltre cinquant’anni, nella sua storica bottega di Calle dei Saoneri a Venezia, Bruno Amadi trasforma il vetro in creature del mare, frutti della terra, insetti minuscoli e fiori, con poesia e precisione, restituendo alla natura una forma eterna. La sua arte celebra il silenzio, il dettaglio e la meraviglia del gesto artigiano.
Bruno Amadi lavora in quegli anni per Salviati, Mazzega e Barbini, seguendo anche i corsi di disegno di Anzolo Fuga presso la Scuola del Vetro Abate Zanetti. Nel 1974, già sposato, apre la bottega in Calle dei Saoneri a Venezia dove inizia una ricerca personale, dedicandosi in particolare a ricreare fedelmente in vetro ortaggi, frutti e fiori. Il successo non si fa attendere e la passione non manca: il maestro è in bottega ogni giorno e i clienti provenienti da tutto il mondo non solo acquistano le sue opere, ma suggeriscono anche idee, regalandogli libri, inventari di animali e piante e inviando articoli che ancora oggi sono impilati su uno scaffale colmo di disegni e volumi da cui trae ispirazione.
La bottega di Bruno Amadi, interamente realizzata, muri e soffitto compresi, con la tecnica dello stucco veneziano in “rosso fornace”, cinquant’anni dopo l’apertura è intatta. Sulle mensole in vetro nero sono esposti i manufatti divisi per soggetti. Entrando a destra il mondo del mare, con molluschi, pesci, stelle marine, coralli, alghe, meduse, granchi. Alla sinistra un’ampia scelta di ortaggi e frutti in scala 1:1 che sembrano pronti per essere consumati. Su un’altra mensola possiamo ammirare miniature di uccelli di tante specie e colori diversi, ma anche insetti, rane e ranocchi, miniature di giraffe e un rinoceronte nero. Una vetrinetta racchiude alcuni tesori particolarmente complessi da realizzare come la serie di zanzare poggiate su pietre di fiume trasparenti, esposta nel 2011 al Museo Correr in “L’avventura del vetro”.
In bottega sono passati personaggi importanti diventati clienti, collezionisti e in seguito amici, come Keiji Murata, giapponese che da quarant’anni colleziona le opere di Bruno Amadi e il grande regista Takeshi Kitano che lo ha reso famoso realizzando un documentario per la rete nazionale giapponese NHK. Dietro alla postazione dove Amadi lavora troviamo messaggi di stima e una fotografia di Pierre Rosenberg, ex direttore del Louvre, che sorride con in mano un grandissimo corallo. Nel 2021 la mostra “L’Arca di vetro.
La collezione di animali di Pierre Rosenberg” a Le Stanze del Vetro, alla Fondazione Giorgio Cini, contribuisce a far conoscere al grande pubblico Amadi, che già nel 1981 si era fatto notare per la serie di 250 formiche rosse e nere, microscopiche e perfette, esposte sopra zucchero bianco a Palazzo Grassi. Nel 2016 è vincitore del premio Riedel Award e nel 2021 partecipa alla mostra “Più vero del vero” al Museo di Storia Naturale. Sempre a Venezia, espone al Museo Correr e a Palazzo Ducale; a Firenze a Palazzo Pitti e al Museo Oceanografico di Monaco. Nel 2023 realizza una serie di vegetali interamente bianchi e di insetti in colore blu Klein su invito di Federico de Vera, esposti nella sua galleria di New York. Nel 2024 diversi manufatti sono presentati alla mostra Homo Faber alla Fondazione Giorgio Cini, e alle Gallerie dell’Accademia nella mostra “Convito di vetro”.
Amadi crea con grande libertà: ogni giorno plasma oggetti partendo dall’osservazione dal vero o da fotografie e disegni. Non ama lavorare in serie e si lascia guidare dal desiderio che ancora oggi illumina la sua creatività: «Se ho comprato dell’uva la guardo, la mangio e intanto riproduco gli acini cercando di avvicinarmi alle forme, ai colori e alla trasparenza. Sono soddisfatto quando lo spicchio in vetro sembra proprio fratello di quelli naturali». Una delle fasi più importanti è la preparazione del colore adatto per ogni elemento, ottenuto mischiando a lume più bacchette di vetro di Murano. Da diversi anni i colori sono “standard”, Amadi racconta che: «cinquant’anni fa il vetro dello stesso colore disponibile da ogni fornace era differente. Ognuna aveva il suo colore, le sue sfumature. I colori erano anche più vivi perché tutto era fatto a mano, tirato a mano, mentre ora sono tirati da una macchina e sono omogenei.»
Per concentrarsi, per proteggersi dal flusso incessante di turisti in fila indiana nella calle affollata, da alcuni anni Bruno Amadi lavora dietro la serranda chiusa. È rimasto uno dei pochi artigiani attivi in un quartiere che ha via via perso la sua unicità e ricchezza. Anche sua figlia ha scelto altre strade e non darà seguito alla sua avventura. Per nostra fortuna, ogni giorno il maestro entra in bottega con passo deciso e si mette a creare. Concentrato sul lavoro, si astrae dal brusio della folla di turisti che vociano in tutte le lingue, mentre tra le sue mani continuano a nascere piccole meraviglie ricche di poesia.










